Archeologia medievale – Sulle tracce del Visconte di Ampinana

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di Fabrizio Scheggi

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1-libro IL VISCONTE DI AMPINANA

1-libro IL VISCONTE DI AMPINANA

Sono ormai trascorsi ben quattro anni da quando pubblicai la biografia di Giovanni di Buto detto IL VISCONTE DI AMPINANA, a mio parere dopo Giotto il più GRANDE PERSONAGGIO mugellano di tutto il Trecento.

Davvero strano, forse aleggia una specie di maledizione su questa figura mitica e protagonista della vita politica, sociale ed economica del suo tempo; la storia si è dimenticata di lui e anche ora che ne ho riesumata la stupefacente storia terrena si stenta a prenderlo in considerazione. Per la prima volta in vita mia ho rimpianto di non avere appoggi nelle “stanze segrete” della saggistica o di non chiamarmi Piero o Alberto Angela in modo da poter dedicare al genio mugellano un’intera trasmissione televisiva come davvero si merita!

La sua vita fu un romanzo affascinante.

Nato ad Arzale di Ampinana (oggi comune di Vicchio) e di umili origini, Giovanni fu notaio, amministratore di feudi guideschi anche in Casentino, commerciante, poeta, astrologo, medico, giudice, sensale e via dicendo; intrattenne rapporti stretti con Dante, Cino da Pistoia, Ugo di Battifolle e Guido Novello, ostacolò politicamente l’avanzata fiorentina nella nostra valle e la fondazione di Vicchio.

Finché lui fu in vita, rimase immutata l’egemonia feudale nel Mugello orientale.

Ghibellino, fu condannato a morte ma riuscì a riemergere dalle tenebre gestendo un fornito negozio di stoffe a Dicomano, attività di cui ci ha lasciato tracce dettagliate.

I suoi documenti notarili rappresentano il patrimonio archivistico più prezioso in assoluto di tutto il Medioevo toscano.

Il più grande storico dell’Ottocento, il tedesco Davidsohn, lo adorava proprio ed io nel mio piccolo non sono certo da meno.

Ma è inutile raccontarvi di nuovo la storia rocambolesca di Giovanni; chi ha voglia di conoscerla la troverà nel mio libro (in libreria o su ebay), non voglio certo levarvi il piacere della scoperta.

Oggi invece in queste righe voglio informarvi su nuovi sviluppi di questa storia sorprendente partendo da due persone in gamba che ho da poco conosciuto: Alessandro e Francesco.

Molto più giovani di me, vivono nella zona tra Rossoio e Ampinana (Vicchio), e durante il nostro incontro la conversazione è stata piacevole e interessante, sembrava li conoscessi DA SEMPRE!

Alessandro è un allevatore che ha salvato, riportandolo a pascolo, un bellissimo lembo di Mugello destinato all’abbandono e Francesco ha fatto lo stesso con i suoi campi ben coltivati ad Arzale nella zona dove nacque appunto il nostro eroe, Giovanni di Buto.

Persone VERE e allo stesso tempo concrete e sensibili, amano la nostra terra, la sua storia e le tradizioni, proprio come me. E poi c’è l’ultimo elemento, decisivo per farmeli “garbare”; entrambi hanno letto e apprezzato il mio libro IL VISCONTE DI AMPINANA, e ciò mi basta e avanza!

Proprio Francesco, sapendo che sono sempre sulle tracce di Giovanni di Buto, ha preso contatto per informarmi che un suo amico aveva scoperto alcuni interessanti ruderi nelle vicinanze di Ampinana.

Invitato a fare un sopralluogo, sono finalmente andato sul posto e qui cari amici la realtà del ritrovamento superava di gran lunga la fantasia.

2-Ruderi medievali -PIANI PARZIALI DELL'EDIFICIO

2-Ruderi medievali -PIANI PARZIALI DELL’EDIFICIO

Questo signore aveva riportato alla luce con pazienza parti di un interessante edificio a più locali posto su un rilievo in posizione dominante.

L’analisi della composizione muraria venuta alla luce, evidenzia chiari indizi che spingono (ipotizzo) a una datazione intorno al 1200/1300; il pavimento risulta composto di grandi pietre poggiate direttamente sul terreno, i muri in parte sono profondi un metro e addirittura è saltato fuori un magnifico forno circolare a cupola (o alveare) di stile alto-medievale appoggiato all’edificio e con l’apertura affacciata sulla parete interna dell’abitazione.

Il forno è costruito con mattoni e terra refrattaria con sovrastruttura a volta “incrociata” e un tempo murato.

7-FRAMMENTI CERAMICI rinvenuti in loco

7-FRAMMENTI CERAMICI rinvenuti in loco

Intorno sono stati rinvenuti piccoli reperti ceramici di natura diversa a impasto in argilla gialla di cui è facilmente intuibile l’antichità sia per il disegno (molto grezzo) che per il colore delle decorazioni (blu e verde ramina, colori predominanti facilmente reperibili nel Medioevo); anche la tecnica decorativa del vasellame presenta diversi elementi tardo medievali come ad es. il graffiato-decorato (cfr. foto).

La presenza del forno in loco, ipotizzo ancora, è forte indizio di una casa signorile forse diventata in seguito fornace; le mutazioni strutturali in tanti secoli di storia possono essere state diverse, però nessuno mi toglie dalla testa che qui sorgesse molto tempo prima (anno 1000?) una torre d’avvistamento poi trasformata in CHIESA.

Me lo dicono la posizione strategica dei ruderi (vista panoramica), la vicinanza al castello di Ampinana, la facciata rivolta a ovest (tipica delle chiese antiche), ruderi quadrati sospetti sotto una quercia, la presenza di numerose stradelle (ora viottoli nel bosco) che convergevano tutte quante in quel luogo che era, dunque, un punto di AGGREGAZIONE SOCIALE.

Mi è perciò venuta a mente, chissà perché, la scomparsa chiesa di SAN GAVINO A ORZALE che Giovanni di Buto cita espressamente nei suoi documenti notarili (era vicino casa sua) ma di cui si sono perse completamente le tracce in antico, tanto che nessun testo “sacro” mugellano la rammenta mai.

Forse la causa della scomparsa fu un rovinoso terremoto, o forse semplicemente la vicina presenza delle chiese di Ampinana e Casa Romana la rese nel tempo inutile e fu quindi sconsacrata.

Comunque sia, questi ruderi (la cui datazione e destinazione vanno comunque verificate da chi è più esperto di me) sono stati una bellissima scoperta che mi ha riempito il cuore.

Però io non mi fermo e la prossima volta, seguendo i consigli di Alessandro e Francesco (e aggiungendo un po’ di fantasia), andrò alla ricerca di quella che un tempo fu la casa natale del gran genio mugellano GIOVANNI DI BUTO!

Rassegnatevi, mi dovrete ancora sopportare!

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© Il Galletto Notizie del Mugello e della Val di Sieve dal 1986
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