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Borgo San Lorenzo – La festa degli ex allievi salesiani

Eccoci, come ogni anno,chiamati da Franco Stocchi, nel mese di don Bosco, alla riunione degli ex allievi salesiani di Borgo San Lorenzo (ex allievi dell’Istituto scolastico salesiano e dell’Oratorio), un giorno di festa “grande”…almeno un tempo, quando si incontravano i vecchi ex allievi con quelli dell’ultima generazione, per cui vedevi – in un perfetto amalgama – l’unione di più “generazioni” e, per un giorno, parafrasando il titolo del romanzo pirandelliano “i vecchi e i giovani”, vivevano di “care memorie” e anche i ricordi tristi(ogni anno l’annuncio di qualcuno che se n’era andato…)si addolcivano in quel clima cameratesco…
I salesiani se ne andarono da Borgo nel 1967 e con loro si mise la parola “fine” alla scuola media e all’Istituto di agraria, prima, e a quello per geometri,dopo.
Nel 1967 l’Istituto salesiano prese altri lidi…ultimo salesiano a “fare le valigie”fu don Dani che, solo, restò per qualche tempo a gestire il cinema Don Bosco…poi arrivarono i padri di don Orione che ebbero la parrocchia del SS:Crocifisso dei Miracoli, l’Oratorio e, appunto, il cinema “Don Bosco” (ci fu un maldestro tentativo di cambiargli il nome in “Cinema don Orione”…tentativo non riuscito in quanto nella gente era(ed è) troppo sentita l’orma del Santo piemontese)
E peccato che con i salesiani se ne siano andati anche quei due splendidi quadri dell’artista mugellano scarperiese Gigi Savi, a destra e sinistra dell’altare, rappresentanti, appunto, San Giovanni Bosco e il Santo fanciullo Domenico Savio, il cui motto: “La morte ma non il peccato” fu ripreso da don Bosco per i suoi ragazzi dell’Oratorio, fondato l’otto dicembre 1841 quando il sacerdote incontrò Bartolomeo Garelli, un povero ragazzo demotivato ma pieno di risorse. Don Bosco riuscì a far leva su uno dei talenti del Garelli: il saper fischiare.
Nasce così il primo Oratorio che aveva come fine (ricordiamoci che siamo nell’Ottocento!) di offrire un rifugio e un’educazione a coloro che erano emarginati dalla società : ed ecco il Santo dei giovani farsi pedagogista, scrittore (le sue opere, tra cui una stupenda “Storia Sacra” e una “Storia d’Italia”, dovevano essere lette e comprese dai suoi ragazzi e quindi venivano prima lette a Mamma Margherita che era analfabeta….e se alcuni concetti non venivano compresi da lei venivano “riscritti” ) maestro, musicista…perfino “acrobata”: imparò a camminare sulla corda per intrattenere i suoi oratoriani.
Un Santo sociale dunque fu don Bosco e volle che i suoi ragazzi avessero non solo un posto dove poter mangiare una “minestra calda” e riposare su un materasso ma anche un lavoro. E allora questo grande educatore ideo’ (cosa impensabile per allora) le scuole di arti e mestieri : sartoria, tipografia, arte muraria, giardinaggio etc…e così i giovani potevano essere assunti con una “specializzazione” furono fatti i primi contratti, mentre nascevano le scuole di don Bosco.
Ecco proprio nell’educazione dei fanciulli i salesiani (salesiani dal nome di S.Francesco di Sales a cui don Bosco era devoto, o SDB Sacerdoti di Don Bosco)hanno lasciato la loro “Impronta”; ed ecco in proposito quello che, anni fa, mi scrisse, dopo la lettura di un mio libro, S.E Carlo Buscaglino Strambio,Procuratore Generale On. della Repubblica  presso la Suprema Corte di Cassazione : Torino 2006 :”Caro Cipriani ho letto il suo bellissimo “Diario” nel quale, in un italiano perfetto,mondo da vocaboli stranieri,ammanta un contenuto che non potrebbe essermi più congeniale.(…) Sono anch’io salesiano di complemento(Ginnasio e Liceo dal 1926 al 1933), poi Presidente dell’Unione ex Allievi del Liceo Valselice (per oltre quindici anni); ho rivissuto, quasi ringiovanendo con commozione,quegli anni, leggendo i primi capitoli, nei quali ritrovo i nostri canti; il dissodamento delle nostre anime operato da impareggiabili educatori le cui origini prevalentemente contadine avevano resi esperti nel coltivare il seme nelle profondità della terra;incredibile armonia esistente tra noi allievi, con tanta naturalezza, si annullavano le diversità sociali;l’ottimismo con il quale ci fu insegnato ad accogliere il dono della vita, sia nella gioia sia nel dolore: quell’ottimismo, non di maniera, che è cartina di tornasole per distinguerci e per riconoscerci(…)Anche la serie dei “Quando”, tratta del “Giovane provveduto” io ben conosco e, fra non molto, conoscerò da vicino.”
Ecco “l’Impronta” salesiana  per cui, pur mancando i salesiani ormai da sessant’anni, c’è ancora chi,fedele come l’Alfiere alla propria Bandiera – prima Pier Luigi Naldi, poi Franco Stocchi, con Sergio Prunecchi e Marco Banchi – in occasione della festività di San Giovanni Bosco organizza la “Giornata degli ex allievi” con la celebrazione della Santa Messa al mattino e, dopo la foto di gruppo, di quel gruppo di ormai “canuti giovinotti” che si ritrovano, poi, riuniti per la fraterna agape, e in quel clima di ritrovata armonia affiorano i bei ricordi di un tempo e, quando ormai imbrunisce, si va via, nonostante l’infarto pregresso e i problemi di circolazione, col cuore ritornato fanciullo che segue, mentalmente, l’antico canto: “Dolcissimo Santo/ Te cinge festosa,/ la giovane vita:/ In te sente ascosa/ Dei cieli la gioia infinita!”
“Don Bosco!..Te acclama la terra ed il ciel/ Don Bosco!..Te canta il tuo popol fedel!”

PUCCI CIPRIANI


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