Carlo_Lapucci, scrittore

Carlo Lapucci scrittore delle tradizioni mugellane

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Carlo Lapucci scrittore, poeta, linguista e antropologo ha scritto così tanto che diventa difficile seguirne le tracce. Un intellettuale a tutto tondo, uno dei più geniali scrittori toscani e non solo del nostro tempo, che ha scelto di tenersi lontano dai clamori e dall’”apparire”, tanto in voga anche a livello culturale.

 

Una costante del suo carattere è una fresca e pungente ironia, spesso, fedele compagna nei suoi scritti e che richiama alla mente la schiettezza del contadino mugellano e l’acuta sagacia che caratterizzava un tempo la gente della nostra vallata, si, perché Lapucci è nato in Mugello, al Cistio nel comune di Vicchio e lì ha vissuto la sua prima infanzia.

Per sua stessa  ammissione, il suo ininterrotto ricercare e scrivere sulle tradizioni popolari prende il via e si alimenta, proprio da questa sua permanenza in un luogo dove, per molti anni, dopo la Seconda Guerra Mondiale, era come se il tempo si fosse fermato e permanevano le regole, i comportamenti, i modi pensare e di esprimersi di quella che poi sarebbe passata alla storia come la Civiltà Contadina. Un grande bagaglio di informazioni, vissute anche in prima persona, un “seme” che ha alimentato il Lapucci e che lo ha fatto diventare uno dei massimi esperti di tradizioni popolari in Italia.

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Da giovanetto si trasferì a Firenze con la famiglia ed egli si avvicinò alla poesia (primo grande amore) e alla letteratura, incoraggiato a proseguire da Adolfo Oxilia, noto critico letterario che dirigeva la rivista “L’Ultima” e dove  Lapucci scrisse per molti anni. Nel 1960 esordisce con un libro di poesie presentato da Nicola Lisi e, successivamente, con una nuova raccolta presentata da Mario Luzi. Fu un periodo denso di incontri e frequentazioni e il giovane Carlo ebbe modo di conoscere Giovanni Papini, Mario Luzi, Giorgio La Pira, Dino Pieraccioni, Carlo Betocchi, Oreste Macrì, Paolo Marini, Piero Bigongiari e tanti altri intellettuali.

 

A proposito di questo suo vecchio amore per la poesia, proprio in questo giorni è uscito edito da Lorenzo de’ Medici Press: “Come spiga accanto alla spiga”, un capolavoro in versi del Lapucci.

 

Resta difficile scegliere anche per un breve commento uno dei suoi lavori, tanto ampia è stata la sua produzione letteraria e che tocca generi e ambiti diversi: narrativa, dizionari, testi teatrali, saggistica e raffinate parodie letterarie e ancora libri di fiabe, di leggende, di indovinelli, di almanacchi, di cucina, di barzellette e va detto, che le sue opere teatrali sono state rappresentate a Montepulciano in occasione di tre “Brescelli”, con grande successo. Inoltre, ha partecipato come esperto e autore nella trasmissione della Rai  “La luna nel pozzo” e in un altro programma sempre sulla stessa rete, fra le sue tante attività culturali, da ricordare che ha diretto la rivista “Le lingue del mondo”.

 

Personalmente mi piace  soffermarmi su “I Proverbi italiani”. Si tratta di un libro che ha il grande merito di aver recuperato un patrimonio immenso e cioè, l’esperienza di un popolo che diviso da 50 dialetti diversi, cosa incredibile, in tutte queste parlate locali si ritrova lo stesso proverbio, da Trieste alla Sicilia. Viene da pensare che gli italiani non sono mai stati divisi, perlomeno in certi ambiti.

 

Il professore ha ricevuto numerosi premi e riconoscimenti in Toscana, in Italia e all’estero dei quali non ama parlare, perché è una figura di intellettuale non asservito all’accademia e lontano da frastuoni e schiamazzi.

 

Un maestro di vita che ci insegna, come la passione e l’amore in quello che uno fa e crede, dovrebbe essere il fine di ogni uomo. Anche se, possibilmente, con una buona dose d’ironia!

 

Alfredo Altieri

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