Cava di Paterno: chiesti Tre Milioni di danni all’ARPAT

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L’ARPAT continua a classificare pericolosi il “polverino mesh 500” stoccato nell’ex cava di Paterno dopo che una sentenza ha stabilito che è innocuo

 

di Pietro Mercatali

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È quanto denunciano i legali di Lanciotto Ottaviani, amministratore della ex cava nel comune di Vaglia. Ma andiamo con ordine. Nel 2014 iniziarono le indagini nell’ex cava di Paterno, sospettando un traffico illecito di rifiuti. La Procura affidò all’ARPAT l’analisi del “polverino mesh 500” per verificare se il materiale, stoccato nell’ex cava di Paterno, fosse rifiuto pericoloso o innocuo residuo di alcune lavorazioni. L’ARPAT, in base a una “valutazione cautelativa” piuttosto che ad analisi approfondite, classificò il polverino come rifiuto speciale pericoloso. Da questi risultati partì l’inchiesta penale affidata alla Procura di Genova e che fece tanto scalpore in Mugello. Le analisi approfondite fatte fare dal tribunale genovese stabilirono che il polverino non era pericoloso e non era nemmeno un rifiuto, ma il sottoprodotto di una lavorazione industriale e assolse Lanciotto Ottaviani noto imprenditore mugellano. Nonostante che la sentenza del tribunale avesse chiarito che il polverino era del tutto innocuo, l’ARPAT ha continuato a pubblicare sul sito articoli e documenti che denunciavano il polverino come rifiuto pericoloso senza tener conto delle analisi e dell’assoluzione dell’Ottaviani. Oggi con una raccomandata i legali dell’imprenditore hanno evidenziato alla direzione dell’agenzia come quegli articoli, pubblicato da un ente pubblico e mai rimossi, abbiano causato un danno enorme e del tutto ingiustificato all’Ottaviani. Chi li ha letti su un sito ufficiale si è fatto l’idea che si trafficasse in veleni.  I danni subiti in base a una prima stima, come risultano dalla contabilità e dai contratti stipulati dalla società, ammontano a oltre ‘tre milioni di euro’. Se non ci sarà una risposta dell’ARPAT, i legali di Ottaviani si rivolgeranno al tribunale, dove, dati alla mano, proveranno che l’imprenditore dovrà essere risarcito per i danni provocati dalla diffusione continuata di false informazioni.

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