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Ospedale del Mugello (2)

Dai lettori – Grazie ai miei “angeli” sono tornata a vivere

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Il 25 giugno mi sono operata a una “semplice” colecistectomia, o meglio, doveva essere semplice…

 

Durante la laparoscopia, il chirurgo Boni Daniele, del reparto di chirurgia dell’ospedale di Borgo San Lorenzo ha trovato un’amara sorpresa, ovvero delle “cose” che non dovevano stare lì, ma soprattutto voleva capire e mettere nero su bianco il nome di quelle “cose”. Durante l’operazione ha avuto modo anche di trovare e guardare altre parti del mio addome con presenza di altre “cose”: quindi i miei calcoli sono rimasti dove erano e, dopo un’ accurata ispezione del mio addome, ha richiuso tutto e mi ha rimandato giù in reparto.

 

Al momento del mio risveglio mi sono ritrovata in reparto, letto 41, e ho iniziato a mandare messaggini vari dicendo che avevo fatto l’operazione e che mi stavo risvegliando dall’intervento, ma ancora non sapevo niente dell’amara sorpresa… Poco dopo, sono entrati nella mia stanza il Dottor Boni con un’altra dottoressa e un altro medico (mi scusino, ma di loro non ho ricordo molto chiaro: ero ancora sotto effetto dell’anestesia e non riuscivo molto a connettere).

 

Praticamente il Dottor Boni mi ha informato di queste masse che ha trovato e io ancora non riuscivo a capire la gravità, o di cosa mi stessero parlando, stavo solo pensando “ok sono in sala operatoria, ma ora mi sveglio” …e invece no… era tutto vero, l’operazione non era andata a buon fine, anzi dovevano invece capire da dove era partito il tutto, trovare la fonte della “bestia”; pertanto, l’indomani, vengo informata che dovevo fare una gastroscopia con prelievo per una biopsia e una tac.

 

Inizia così la mia atroce vicenda: da sola in quel letto, mentre le parole dei dottori mi rimbombavano in testa…”nella sfortuna sei stata fortunata”, “ma l’ultima mammografia quando l’hai fatta”, “ovaie tumefatte”, “svariate masse al fegato”…. Non capivo più niente, non volevo capire niente, se non tornare a casa dalle mie bambine e da mio marito… Appena i medici sono andati via, ho iniziato a telefonare al marito (che già sapeva tutto perché lo avevano già avvisato dell’accaduto e che cercava, per come poteva, di tranquillizzarmi). Ho chiamato anche la mia ginecologa la Dottoressa Nasto Rita, che mi ha seguita per le 2 gravidanze, oramai diventata un’ amica… uno dei miei angeli è proprio lei che mi ha seguita come solo una seconda mamma sa fare, e lei per me lo è sempre stata fin dalle mie gravidanze.

 

L’ho informata sull’accaduto e mi ha risposto che avrebbe chiamato lei stessa il chirurgo per sapere che idea si fossero fatta su quello che avevano trovato. Il giorno dopo ho eseguito la gastroscopia: non ricordo praticamente niente, ero sedata, ma hanno fatto il prelievo per fare biopsia e torno in reparto, infine ho preparato la valigia perché vengo informata delle mie dimissioni.

 

Sono tornata a casa con una valigia pesa come un macigno, le gambe che tremavano al solo pensiero di dover aspettare i 20 giorni più lunghi della mia vita, in attesa delle risposte della biopsia. Inizia così l’attesa, tra mille pensieri e mille angosce più grandi di me, mille paure per le mie bambine, per i compleanni che non avrei visto, per i matrimoni a cui non avrei assistito ecc ecc…

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Arriva il 7 luglio e sul mio cell appare il contatto del mio chirurgo… le gambe tremano, la gola improvvisamente si asciuga e la mia voce già trema, ma riesco appena a rispondere… ricordo ancora quelle parole “Martina ho qui le risposte della Tac e della biopsia, possiamo tirare un sospiro di sollievo, non è quello che credevamo, ma bensì qualcosa di trattabile …ovvero un tumore neuroendocrino”

 

A quelle parole mi si ferma il cuore un secondo, chiedo nuovamente il nome per capire se l’avessi mai sentito…ma no non avevo mai sentito quella parola, inizio a tempestarlo di domande, ma la domanda più semplice penso sia stata…”Ma allora non morirò?” Ricordo ancora che con una risata mi disse “ma anche no!”

 

Inizia così il mio percorso oncologico. In principio, trovarmi ad entrare in ospedale per dei calcoli e uscirne con una cartella oncologica non è stata molto semplice da accettare, dopo aver avuto il primo colloquio con l’oncologo Dottor Perna mi informano che sarò seguita a Meldola (Cesena) dove si trova il centro di studi e ricerca di tumori, il più rinomato della Romagna. Quindi iniziano le miriadi di giornate di esami, tra pet, tac, risonanze, mammografie e chi più ne ha più ne metta…

Mercoledì 29 settembre ho iniziato il primo ciclo di radiometabolica su a Meldola, adesso sto bene… in quel letto n° 41, in quel 25 giugno, io sono morta e sono rinata, adesso vedo la vita in tutt’altro modo, e sì, lo ammetto… adesso è ancora piu colorata… Ho avuto la fortuna di avere due angeli con me e non due dottori, il Dottor Boni e la Dott.ssa Nasto saranno per sempre nel mio cuore come i miei due angeli…

 

Devo ringraziare anche tutte le infermiere del reparto di chirurgia di Borgo San Lorenzo per essere state sempre vicino a me durante il mio ricovero.

Un grazie speciale va anche alle persone meravigliose che ho trovato all’IRST di Meldola a partire dalle segretarie, infermiere, l’oncologo Bongiovanni Alberto, e tutti del reparto di radiologia.

Un grazie di cuore ai miei “angeli”

Martina codice 048

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© Il Galletto Notizie del Mugello e della Val di Sieve dal 1986
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