Dai lettori – L’Abbazia di San Godenzo e gli itinerari danteschi

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Ho letto con molto interesse in questi giorni su ITINERARI  e luoghi ,Mensile tascabile del turismo consapevole un articolo EMILIA -ROMAGNA TOSCANA Sulle orme di Dante.

Ravenna e l’Appennino Tosco Romagnolo,San Godenzo e il Casentino. Sulle tracce del ghibellin fuggiasco a settecento anni dalla morte a cura di Paolo Simoncelli.L’itinerario come si vede nella cartina allegata parte da Ravenna e termina a Poppi in Casentino, valle ricca di luoghi danteschi.,la piana della Battaglia di Campaldino del 1289 tra guelfi  fiorentini e i  ghibellini aretini dove Dante combattè come guelfo bianco,vinta da i Fiorentini guidati  da Rubaconte e in seguito alla quale l’Archian divenne rubesto, per il sangue dei morti,il castello di Romena e Fontebranda  La parte dell’itinerario da Ravenna ,specialmente da Dovadola fino  al passo del Muraglione (907 m)  e a San Godenzo, dove nel 1302 Dante fu ospitato dai conti Guidi nel loro palazzo andato distrutto dalle mine dei guastatori tedeschi in ritirata nel 1944, nella seconda guerra mondiale. Successivamente Dante si rifugiò nell’Abbazia benedettina del secolo XI, la sola salvata dalla distruzione per l’intervento dell’Abate Mitrato Don Melani presso il comando tedesco,ricordando al tenente del genio guastatori, uomo di cultura, che l’abbazia romanica a tre navate, erette su colonne di pietra e capitelli,  sormontate  da tetto a capriate,con presbiterio sopraelevato  sulla cripta con doppia scalinata,, era stata costruita da un tedesco, Jacopo il Bavaro ,vescovo di Fiesole.

La costruzione della chiesa, cominciata nel 1028 sembra  fosse già terminata  nel 1029,allorchè secondo un Diploma del 1028 Jacopo la concedeva  ai frati (monaci di San Romualdo) di San Benedetto in Alpe, e vi eleggeva in primo abate un Don Giovanni, monaco e prete, e al monastero faceva la donazione di quattro famiglie di lavoratori (servi glebae) che ne coltivassero i terreni e vi aggregava le chiese di Sancti Alexandri de Frassinello e Sanctis Mariae Montis Gralli  (oggi casa  Monte di Gralli sul torrente Troncalosso) Nuovi lavori furono eseguiti negli anni seguenti dal  vescovo fiesolano Trasmondo che la consacrava il 25 luglio 1070 essendone abate (G)Widone che dotava l’abbazia di molti beni fra i quali una vigna nella montagna stessa di San Godenzo, e la Terra di Sandetole (Contea?). Il giuspadronato della Badia venne riconfermato ai vescovi fiesolani dalle bolle di Pasquale II (1103  e 1107), Innocenzo II  (1134),Celestino II (1143); Anastasio IV (1153).Diversi furono gli  abati  del Monasterium  Sancti Gaudentii in pede Alpis fino all’ultimo, fiorentino Jacopo del 1442, anno in cui l’abbazia con tutti i suoi beni fu concessa ai Frati Servi di Maria della Santissima Annunziata, a Firenze  e del  Convento di Monte Senario, che possedevano anche un’ abetina a San Godenzo. La montagna  di San Godenzo fu dominio dei Conti Guidi di Modigliana, ramo di Porciano in Casentino, con un Diploma di Arrigo VI  del 1191 che ne confermava il possesso, poi Federico II nel 1220 concedeva la Badia con tutta la montagna di San Godenzo. ma nel 1247 cedeva metà del monastero e sue pertinenze  ai Conti di Battifolle. I conti Guidi avevano fatto costruire delle fortezze lungo la mulattiera e i sentieri che portavano al valico del Muraglione,di cui una alla curva dello Specchio, oggi casa privata, recentemente restaurata, una sotto Monte Casi, una a Monte a Onda  sulla mulattiera per Castagno (d’Andrea). Nell’Abbazia i Conti Guidi facevano rogare i contratti di compravendita dei loro  beni, come quelli venduti dal cugino  Conte Aghinolfo di Romena, accoglievano gli ambasciatori di Arrigo VII, che i fiorentini nel Castello di San Godenzo non avevano voluto ricevere. Narra Niccolai: ” Ai Guidi ,e forse al Conte Guido da Porciano, se non al figlio Tancredi, condannato dal Comune di Firenze come ghibellino,apparteneva il Castello di San Godenzo quando il dì 8 giugno 1302 alcuni esuli di parte bianca , ai quali era parso dopo i vani tentativi di Arezzo e Siena doversi assicurare la contrada alpestre del Mugello ,convenuti nel coro dell’Abbazia  di San Gaudenzio per accordarsi con gli Ubaldini e coi Guidi  per le spese e i danni  sostenuti in occasione della guerra. Fra i convenuti D. Torrigianus,Carbone et Vieri de Cerchiis,Guellinus de Ricasoli,DANTE ALLEGHERII; Bertinus de Pazzziis; Lapus,Ghinus,Taddeus et Azzolinus de Ubertinis” Dante che non si trovava bene insieme alla fazione dei  Cerchi, detti i selvatici per le molte selve possedute nel piviere di Acone (in Val di Sieve), nel Coro di una chiesa  che sola poteva offrirgli pieno asilo  ,meditava forse di lasciar le  lotte fra le fazioni in Firenze e di render più operoso l’esilio”. Possiamo immaginare,non avendo documentazione storica, che Dante lasciata Firenze, salisse a Fiesole, e a  Montereggi,   oppure dalla Val di Sambre  o da Monteloro dove esiste una chiesetta dei  Portinari, e la famiglia di Beatrice  aveva dei beni, avesse raggiunto il crinale di Monte Giovi-Acone, dal quale poi scendere a Dicomano,e attraversata la Sieve in località RediBriga raggiungere  la località il Ponticino, oppure la località Lo Specchio sulla strada statale 67 del Muraglione da dove due mulattiere proseguivano verso il crinale di San Godenzo  e verso i Romiti, e la cascata e il fosso dell’Acquacheta. Quello che dispiace è che mentre le località del versante romagnolo toccate dal percorso sono descritte e sono indicate le chiese e i monumenti ,anche quelli naturali come il vulcano del Monte Busca, ed  i Ristoranti in cui si può rifocillarsi, si dice che per andare a Poppi in Casentino, si discende da San Godenzo e si percorrono 40 Km. senza  nominare e indicare sulla cartina  Dicomano,che possiede monumenti come la Pieve  con le sue opere d’arte, o l’Oratorio di Sant’Onofrio, o il Museo etrusco e ancora chiesa  neoclassica  del 1796,  di Giuseppe del Rosso , dove si venera  la  Madonna dell’Ospedale,davanti alla cui immagine si fermavano i viandanti (un ospedaletto c’era anche a San Godenzo, sopresso da Napoleone) a pregare prima di affrontare la difficile strada del Muraglione prima che venisse aperta la nuova barrocciabile e carrozzabile nel 1836, e Contea (La Contea di Turicchi del Vescovo di Fiesole), dove in vicinanza della stazione FS  Firenze -Pontassieve-Borgo San Lorenzo , inizia la strada regionale Londa -Stia, per salire al valico di Croce a Mori e discendere a Stia in Casentino e di qui a Pratovecchio ed infine a Poppi.ho letto con molto interesse in questi giorni su ITINERARI  e luoghi ,Mensile tascabile del turismo consapevole un articolo EMILIA -ROMAGNA TOSCANA Sulle orme di Dante. Ravenna e l’Appennino Tosco Romagnolo,San Godenzo e il Casentino. Sulle tracce del ghibellin fuggiasco a settecento anni dalla morte a cura di Paolo Simoncelli.L’itinerario come si vede nella cartina allegata parte da Ravenna e termina a Poppi in Casentino, valle ricca di luoghi danteschi.,la piana della Battaglia di Campaldino del 1289 tra guelfi  fiorentini e i  ghibellini aretini dove Dante combattè come guelfo bianco,vinta da i Fiorentini guidati  da Rubaconte e in seguito alla quale l’Archian divenne rubesto, per il sangue dei morti,il castello di Romena e Fontebranda  La parte dell’itinerario da Ravenna ,specialmente da Dovadola fino  al passo del Muraglione (907 m)  e a San Godenzo, dove nel 1302 Dante fu ospitato dai conti Guidi nel loro palazzo andato distrutto dalle mine dei guastatori tedeschi in ritirata nel 1944, nella seconda guerra mondiale. Successivamente Dante si rifugiò nell’Abbazia benedettina del secolo XI, la sola salvata dalla distruzione per l’intervento dell’Abate Mitrato Don Melani presso il comando tedesco,ricordando al tenente del genio guastatori, uomo di cultura, che l’abbazia romanica a tre navate, erette su colonne di pietra e capitelli,  sormontate  da tetto a capriate,con presbiterio sopraelevato  sulla cripta con doppia scalinata,, era stata costruita da un tedesco, Jacopo il Bavaro ,vescovo di Fiesole. La costruzione della chiesa, cominciata nel 1028 sembra  fosse già terminata  nel 1029,allorchè secondo un Diploma del 1028 Jacopo la concedeva  ai frati (monaci di San Romualdo) di San Benedetto in Alpe, e vi eleggeva in primo abate un Don Giovanni, monaco e prete, e al monastero faceva la donazione di quattro famiglie di lavoratori (servi glebae) che ne coltivassero i terreni e vi aggregava le chiese di Sancti Alexandri de Frassinello e Sanctis Mariae Montis Gralli  (oggi casa  Monte di Gralli sul torrente Troncalosso) Nuovi lavori furono eseguiti negli anni seguenti dal  vescovo fiesolano Trasmondo che la consacrava il 25 luglio 1070 essendone abate (G)Widone che dotava l’abbazia di molti beni fra i quali una vigna nella montagna stessa di San Godenzo, e la Terra di Sandetole (Contea?). Il giuspadronato della Badia venne riconfermato ai vescovi fiesolani dalle bolle di Pasquale II (1103  e 1107), Innocenzo II  (1134),Celestino II (1143); Anastasio IV (1153).Diversi furono gli  abati  del Monasterium  Sancti Gaudentii in pede Alpis fino all’ultimo, fiorentino Jacopo del 1442, anno in cui l’abbazia con tutti i suoi beni fu concessa ai Frati Servi di Maria della Santissima Annunziata, a Firenze  e del  Convento di Monte Senario, che possedevano anche un’ abetina a San Godenzo. La montagna  di San Godenzo fu dominio dei Conti Guidi di Modigliana, ramo di Porciano in Casentino, con un Diploma di Arrigo VI  del 1191 che ne confermava il possesso, poi Federico II nel 1220 concedeva la Badia con tutta la montagna di San Godenzo. ma nel 1247 cedeva metà del monastero e sue pertinenze  ai Conti di Battifolle. I conti Guidi avevano fatto costruire delle fortezze lungo la mulattiera e i sentieri che portavano al valico del Muraglione,di cui una alla curva dello Specchio, oggi casa privata, recentemente restaurata, una sotto Monte Casi, una a Monte a Onda  sulla mulattiera per Castagno (d’Andrea). Nell’Abbazia i Conti Guidi facevano rogare i contratti di compravendita dei loro  beni, come quelli venduti dal cugino  Conte Aghinolfo di Romena, accoglievano gli ambasciatori di Arrigo VII, che i fiorentini nel Castello di San Godenzo non avevano voluto ricevere. Narra Niccolai: ” Ai Guidi ,e forse al Conte Guido da Porciano, se non al figlio Tancredi, condannato dal Comune di Firenze come ghibellino,apparteneva il Castello di San Godenzo quando il dì 8 giugno 1302 alcuni esuli di parte bianca , ai quali era parso dopo i vani tentativi di Arezzo e Siena doversi assicurare la contrada alpestre del Mugello ,convenuti nel coro dell’Abbazia  di San Gaudenzio per accordarsi con gli Ubaldini e coi Guidi  per le spese e i danni  sostenuti in occasione della guerra. Fra i convenuti D. Torrigianus,Carbone et Vieri de Cerchiis,Guellinus de Ricasoli,DANTE ALLEGHERII; Bertinus de Pazzziis; Lapus,Ghinus,Taddeus et Azzolinus de Ubertinis” Dante che non si trovava bene insieme alla fazione dei  Cerchi, detti i selvatici per le molte selve possedute nel piviere di Acone (in Val di Sieve), nel Coro di una chiesa  che sola poteva offrirgli pieno asilo  ,meditava forse di lasciar le  lotte fra le fazioni in Firenze e di render più operoso l’esilio”. Possiamo immaginare,non avendo documentazione storica, che Dante lasciata Firenze, salisse a Fiesole, e a  Montereggi,   oppure dalla Val di Sambre  o da Monteloro dove esiste una chiesetta dei  Portinari, e la famiglia di Beatrice  aveva dei beni, avesse raggiunto il crinale di Monte Giovi-Acone, dal quale poi scendere a Dicomano,e attraversata la Sieve in località RediBriga raggiungere  la località il Ponticino, oppure la località Lo Specchio sulla strada statale 67 del Muraglione da dove due mulattiere proseguivano verso il crinale di San Godenzo  e verso i Romiti, e la cascata e il fosso dell’Acquacheta. Quello che dispiace è che mentre le località del versante romagnolo toccate dal percorso sono descritte e sono indicate le chiese e i monumenti ,anche quelli naturali come il vulcano del Monte Busca, ed  i Ristoranti in cui si può rifocillarsi, si dice che per andare a Poppi in Casentino, si discende da San Godenzo e si percorrono 40 Km. senza  nominare e indicare sulla cartina  Dicomano,che possiede monumenti come la Pieve  con le sue opere d’arte, o l’Oratorio di Sant’Onofrio, o il Museo etrusco e ancora chiesa  neoclassica  del 1796,  di Giuseppe del Rosso , dove si venera  la  Madonna dell’Ospedale,davanti alla cui immagine si fermavano i viandanti (un ospedaletto c’era anche a San Godenzo, sopresso da Napoleone) a pregare prima di affrontare la difficile strada del Muraglione prima che venisse aperta la nuova barrocciabile e carrozzabile nel 1836, e Contea (La Contea di Turicchi del Vescovo di Fiesole), dove in vicinanza della stazione FS  Firenze -Pontassieve-Borgo San Lorenzo , inizia la strada regionale Londa -Stia, per salire al valico di Croce a Mori e discendere a Stia in Casentino e di qui a Pratovecchio ed infine a Poppi.

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