Lettera di Ivo Lambruschi alla mamma

Due Comunità si incontrano nel nome di Ivo Lambruschi, partigiano di Campegine, ucciso a Firenzuola

Condividi:
Nella Foto, Lettera di Ivo Lambruschi alla mamma.

 

“Una persona viene dimenticata soltanto quando viene dimenticato il suo nome” (Talmud)

Il prossimo 25 aprile l’Associazione Cittadini per la Difesa del Santerno di Firenzuola, nell’ambito del suo progetto MEMORIA PER LA PACE, parteciperà alla intitolazione di spazi a Ivo Lambruschi, fucilato a Firenzuola, e a Faliero Fornaciari, ucciso nella battaglia di Ca’ di Guzzo, Martiri della Resistenza nel Comune di Campegine (Reggio Emilia).

PUBBLICITÀ

Ivo e Faliero fecero parte della 36^ Brigata Garibaldi Bianconcini che combattè sull’appennino Tosco-romagnolo durante la Guerra di Liberazione. Come altri giovani di Campegine erano stati costretti ad arruolarsi nell’esercito della Repubblica Sociale Italiana e, come in molti altri casi, nella primavera del ’44 abbandonarono l’esercito fascista e si unirono ai partigiani.

unnamed (a)

La loro brigata il 10 agosto 1944 si scontrò con i soldati della Wermacht nei pressi di Capanna Marconi. I tedeschi in quel combattimento persero decine di uomini. I partigiani riuscirono a riorganizzarsi e a difendere le loro postazioni. In un intervallo della terribile battaglia Ivo Lambruschi scorse il compagno Nello Battilani, ferito nel combattimento, e cercò di soccorrerlo. L’area era cosparsa anche di feriti tedeschi e, quando giunsero i loro commilitoni, abbandonarono Nello, credendolo morto, e catturarono Ivo. Nello, pur gravissimo, fu in seguito portato in ospedale a Bologna e si salvò, mentre Ivo fu fatto prigioniero e portato alla Serra, un casolare abitato dalla famiglia Tagliaferri, in quel momento occupato dai tedeschi, dove rimase per circa dieci giorni, prima di essere fucilato. Durante la prigionia Ivo chiese qualcosa da leggere. I Tagliaferri, pur essendo contadini di modesta cultura, possedevano qualche libro, così poterono accontentarlo e alleviare le sue lunghe e angosciose ultime giornate. Ivo non si limitò a leggere. Quando i Tagliaferri recuperarono il loro libro, trovarono al suo interno una pagina di risguardo strappata dal volume e utilizzata per scrivere una lettera alla mamma. Il testo della lettera è stato pubblicato nel 1952 in Lettere di condannati a morte della Resistenza Italiana (8 settembre 1943 – 25 aprile 1945), editore Einaudi.

«Mamma, se mi vuoi bene, non piangere, cerca di scordare le pene. Il tuo Ivo vive ancora prigioniero, ma aspetta con ansia la libertà per poterti riabbracciare come un tempo. Ma se il destino purtroppo con me sarà cattivo: e se non ti dovessi assicurare il mio ritorno, non piangere. Ti ripeto perché il tuo figlio è morto per la sua causa “per la Santa causa Italiana”.  20 agosto 1944.  Ivo Lambruschi».

La fucilazione ebbe un testimone. Quel giorno un bimbo di circa sette anni camminava sul sentiero che collega Moscheta alla Serra, quando vide in basso, sotto al ciglio della mulattiera, nel campicello chiamato Fonte Coloreta, due soldati tedeschi che trascinavano un giovane disperato. Restando nascosto dietro un grande castagno, vide lo strazio di questo giovane al quale ordinarono di scavare una fossa. E lui scavava e piangeva. Poi gli spararono entrambi e Ivo cadde. Il bambino allora fuggì via terrorizzato. Il bambino si chiamava Antonio Checchi, figlio di Armando, guardia della fattoria di Moscheta.

unnamed (b)La vicenda terribile di questo giovane generoso, colpì moltissimo le comunità di quei luoghi e la sua storia non fu dimenticata. In particolare le parole di quella lettera circolarono tra la gente e furono addirittura imparate a memoria. Tanto che, in ricordo del giovane partigiano fucilato, ci fu chi diede il nome Ivo al proprio primo figlio. Per questo la nostra Associazione ha approfondito le ricerche intorno a questa figura giungendo a chiarire inequivocabilmente una storia che era stata descritta con versioni diverse, a volte contrastanti. Questo grazie alle preziose testimonianze di Antonio Checchi e di Ulisse Tagliaferri che non erano state raccolte prima.

Per sottolineare l’importanza della Pace, valore che troppo spesso viene dato per scontato, intendiamo proseguire le nostre ricerche e coinvolgere anche gli alunni delle scuole di Firenzuola nella trasmissione della Memoria per onorare il ricordo di chi ha dato la vita per la nostra Libertà.

 

Cittadini per la difesa del Santerno – Firenzuola

PUBBLICITÀ

 

© Il Galletto Notizie del Mugello e della Val di Sieve dal 1986
Condividi:
PUBBLICITÀ

Scrivi un commento:

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.

Cookie Policy
You don't have permission to register