Connessioni di Elisa Pietracito

Elisa Pietracito, artista mugellana tra natura e contemporaneità

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Elisa Pietracito, borghigiana classe 1998, è un‘artista contemporanea e attualmente studentessa in Nuovi Linguaggi Espressivi presso l’Accademia delle Belle Arti di Firenze: quest’anno, in occasione dell’evento Le vie della forma organizzato dalla Consulta degli studenti dell’Accademia in collaborazione con il Comune di Vicchio, Elisa espone una delle sue ultime opere, intitolata Connessioni, presso la Casa di Giotto.  E per l’occasione ci racconta il suo rapporto con l’arte e con la natura.

 

Elisa, com’è iniziato il tuo percorso artistico?

Ho sempre disegnato, almeno fin da quando ho memoria: conservo varie foto di me che, alla scuola materna, compongo serie di disegni incollando fogli l’uno all’altro, perché uno solo non mi bastava. Dopo le scuole medie, nonostante fossi indecisa tra liceo scientifico e artistico ho intrapreso il secondo, ma l’interesse per la scienza non è mai venuto meno nella mia ricerca artistica, soprattutto per quanto riguarda il fascino e lo studio della natura.

All’Accademia di Belle Arti ho intrapreso il percorso in Decorazione, che è quello più vario all’interno dell’offerta: rispetto a pittura, scultura e grafica, la decorazione lascia totale libertà nella scelta delle tecniche, perché la decorazione è qualsiasi cosa che dialoghi nello spazio, non è limitata a una sola tecnica: molti artisti contemporanei lavorano esprimendosi tramite tutti i media possibili, mantenendo una linea tematica data dalla propria poetica. Dopo la laurea triennale conseguita con una tesi sulla natura all’interno della storia dell’arte e in particolare nel Novecento, ho deciso di proseguire con la Magistrale in Nuovi Linguaggi Espressivi, il naturale proseguo del corso di Decorazione.

 

Sotto il Tronco di Elisa Pietracito

Sotto il Tronco di Elisa Pietracito

Che cosa significa “dialogare con lo spazio”?

Significa che l’opera interagisce con lo spazio circostante, non è un oggetto indipendente e separato, bensì è pensata in quel preciso luogo e non avrebbe lo stesso significato in un altro: in questo caso si parla di opera site specific. Per questo motivo spesso gli artisti fanno un sopralluogo sugli spazi dell’intervento, arrivando persino a viverci come antropologi, entrando in contatto con la storia del luogo e le comunità che lo abitano, in modo da sviluppare l’opera in base allo spazio e porla in relazione diretta con l’ambiente circostante.

 

Qual è la situazione dell’arte contemporanea in Italia in questo momento?

L’arte è specchio della società che la circonda, e la società di adesso è un casino. L’arte contemporanea è poco studiata nelle scuole ed è difficile da decrittare, spesso anche a causa delle scelte espositive: in alcuni casi si riesce a comprendere un’opera soltanto se si conosce la poetica dell’artista e la sua ricerca, l’arte nasce da un vissuto personale; tuttavia spesso non viene esposta alcuna spiegazione dell’opera per mettere lo spettatore in grado di capirla, e ciò lo pone nella situazione di non comprendere l’opera, specie se è un’opera singola fuori dal contesto, se non si è preventivamente informato sull’artista con mezzi propri. Lo spettatore è lasciato molto più “solo” a comprendere l’opera, mentre nella storia dell’arte vediamo che non è sempre stato così: nel passato l’arte veniva posta nel suo contesto delegato, trattando temi e soggetti noti ai committenti; gli stessi fregi nelle chiese narranti le vicende tratte da testi sacri erano didascalici per essere facilmente compresi.  Alcuni degli artisti più influenti nel mercato dell’arte oggi affermati a livello globale, specie dagli anni ’90 in poi, giocano ironicamente sulla fama che hanno più o meno giustamente acquisito, motivo per cui chi non conosce l’arte contemporanea e il sistema del mercato artistico resta scioccato dalle cifre in ballo e si sente preso in giro.

 

Connessioni leaves di Elisa Pietracito

Connessioni leaves di Elisa Pietracito

Secondo te perché manca una comunicazione in questo senso?

Spesso, posta fuori dal contesto, l’arte contemporanea appare priva di senso, anche se i temi affrontati sono comuni a tutti: politica, discriminazioni, emergenza climatica, riflessione sul digitale…richiede un grande sforzo intellettuale nel coniugare le forme percepite con le varie e reti di significati.

È assente anche uno studio sistematico della storia dell’arte: al mio liceo non siamo arrivati neppure alla seconda metà del Novecento, ed era un liceo artistico! È lo stesso problema che negli ultimi anni si avverte anche con lo studio della storia: la parte più recente, che ha formato il nostro presente, non viene affrontata nei programmi ministeriali. Inoltre l’arte contemporanea non è più una prerogativa dell’occidente come lo era nel passato, ma prendono forma e forza mercati e artisti lontani da noi, provenienti da ogni continente, che arricchiscono e complicano il panorama complessivo.

Un altro aspetto è che, tranne i pochi illuminati esempi, l’arte contemporanea entra difficilmente nei musei pubblici: le mostre contemporanee si svolgono in posti privati, come le gallerie dove avviene anche la vendita delle opere. Esistono pochi spazi che accolgono il contemporaneo e si tratta di luoghi attivi a livello internazionale, che operano perlopiù con mostre temporanee.

Se non tramite le gallerie, che investono su un artista finanziandolo, in generale è molto difficile per i giovani trovare un modo per esporre le proprie opere; vincere concorsi pubblici o riunirsi in collettivi in cui l’unione fa la forza sono tra le opzioni. Un’eccezione sono gli street-artist, che trovano appunto modi alternativi di farsi conoscere. In questo modo, restando perlopiù confinata nelle gallerie, l’arte contemporanea finisce per diventare un’arte per “addetti ai lavori”, si allontana sempre più dal pubblico e perde la sua funzione sociale (ad eccezione dell’arte cosiddetta relazionale che si completa solo nel coinvolgimento del pubblico).

Perciò ringrazio di cuore i ragazzi dell’Accademia che si sono impegnati per portare la luce dell’arte fuori dalle mura della nostra scuola.

 

Da cosa nasce la tua attrazione per il tema della natura, che esprimi nelle tue opere?

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Da una parte credo si tratti di un tema generazionale: la nostra generazione rientra in un momento di piena coscienza degli errori ambientali che sono stati commessi in passato, di quello che è più o meno ecologico e della riscoperta della natura. Siamo così immersi nel digitale che, quando ci ritroviamo circondati dalla natura, ci accorgiamo della sua diversa qualità. Per quanto riguarda me, personalmente ho sempre passato molto tempo in campagna e ho intessuto un rapporto con lo spazio nel quale vivo. Il mio è stato un percorso lineare, ma riscontro questo interesse anche in molti artisti che sono nati e abitano in città, che provano la stessa attrazione per la natura proprio perché ne sono lontani e possono ritirarvisi in alcuni momenti.

Per me l’arte è ricerca e in particolar modo lo è nella natura, nelle sue forme e nei suoi cicli, per esempio nello studio delle piante. Un aspetto che mi affascina molto è la convivenza della natura con le macerie e lo scarto umano, in un’ottica quasi fantascientifica di pacifica coesistenza tra plastica e materia viva: perciò utilizzo prevalentemente materiali di riciclo mescolati a organici, rielaborandoli con tecniche che spaziano dalla fotografia alla ceramica al cucito.

 

Che cosa auspichi per il futuro della tua professione?

L’arte deve avere maggiori possibilità di scontrarsi con il quotidiano delle persone, aprendo alla possibilità di creare un dibattito (come spesso accade, per esempio, quando qualsiasi opera non rinascimentale viene installata in Piazza della Signoria). Vorrei che gli spazi privati e pubblici si aprissero maggiormente ai giovani artisti e coinvolgessero in modo attivo le comunità. La professione artistica deve essere trattata come tale, la ricerca messa al pari di quella delle altre discipline. In generale la cultura e gli artisti vengono svalutati e sottovalutati, dallo stesso pubblico che ne usufruisce quotidianamente e che talora li dà addirittura per scontati, dall’arte alla musica alle serie cinematografiche a cui tutti abbiamo stretto un occhio in tempo di pandemia.

 

(Intervista a cura di Margherita Di Pisa)

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