Festa delle donne 2021 – La pandemia accresce la disparità di genere

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Dal punto di vista lavorativo, la pandemia di Covid19 ha esercitato un forte impatto soprattutto sulla carriera delle donne, spesso inasprendo le disparità già preesistenti, come ha evidenziato anche uno studio delle Nazioni Unite: specialmente durante il lockdown e la didattica a distanza, il compito di accudire figli e genitori anziani all’interno dell’economia familiare è spesso ricaduto principalmente sulle spalle delle donne, che in molti casi hanno perso o rinunciato al loro lavoro per potervi far fronte. È un dato che conferma e va ad aggravare una tendenza generale preesistente del mondo del lavoro: nel 2019, per esempio (quindi ben prima della pandemia), le lavoratrici madri a dimettersi erano il 73% del totale, contro il 27% dei lavoratori padri (dati dell’Ispettorato Nazionale del Lavoro). Il timore espresso dalle Nazioni Unite è che in un periodo di forte crisi come questo la disparità di genere in ambito lavorativo possa solo peggiorare a discapito delle lavoratrici.

D’altra parte, contemporaneamente a questo dato, le donne hanno continuato a lavorare ininterrottamente in moltissimi settori, specialmente in quelli dichiarati indispensabili, dalla filiera alimentare alla grande distribuzione: tra di essi, ovviamente, l’ambiente sanitario, che non ha mai avuto un momento di riposo nell’ultimo anno.

«Medici e infermieri orgoglio di questo paese» afferma ancora lo striscione appeso all’ingresso del Nuovo Ospedale del Mugello, in ringraziamento all’enorme sforzo e al sacrificio dei sanitari dall’inizio della pandemia – sforzo che, al momento, non sappiamo ancora quando finirà. In occasione della Giornata delle donne, tuttavia, abbiamo deciso di soffermarci un momento a riflettere sulle difficoltà che sono ricadute principalmente sulle lavoratrici sanitarie donne durante questo periodo.

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«Noi sanitari non abbiamo avuto tempo per stare a casa, non abbiamo neppure vissuto il lockdown, con tutte le conseguenze del caso» spiega Fulvia Penni, infermiera e imprenditrice, titolare di Bio Scienze a Borgo San Lorenzo.

«Per le donne in particolar modo è ancora difficile conciliare la carriera e la famiglia, specie dal punto di vista sociale. Questa è una situazione che ha coinvolto tutti: l’anno scorso, all’inizio della pandemia, l’abbiamo vissuta con un forte sentimento di solidarietà, nella speranza che, tutti uniti, la pandemia sarebbe finita in tempi brevi. Noi sanitari, viceversa, avevamo uno stato d’animo diverso e convivevamo con la paura che il virus mutasse.

Oggi, dopo tanto tempo, la situazione attuale viene vissuta con rassegnazione e passività: penso che da questo punto di vista noi donne abbiamo risorse emotive differenti e non da poco, guardiamo più avanti, miriamo a ricostruire un futuro.

Tuttavia dal punto di vista dell’identità di genere, sebbene abbiamo fatto grossi passi avanti, la progressione non è sempre come ci augureremmo che fosse.

Prendi il mio esempio: al momento credo di essere una delle pochissime donne con un’attività sanitaria propria in Toscana e forse l’unica che ne abbia fondata una

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