I fumetti di Massimo Gamberi dal Mugello all’Australia

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Phantom, l’Uomo Mascherato, è un eroe (ma non supereroe!) fumettistico nato nel 1936 dalla penna di Lee Falk: in Italia, purtroppo, non è molto noto, mentre ha un ampio mercato all’estero, particolarmente in India e in Australia. L’italianissimo Massimo Gamberi, fiorentino per nascita e mugellano d’adozione, è però diventato un disegnatore particolarmente apprezzato proprio sul mercato australiano, dove l’11 marzo è uscito il suo nuovo Phantom.

Phantom

Com’è nata la passione per il fumetto? Come mai proprio Phantom?

Domanda veramente impegnativa. La mia passione per i fumetti nasce da bambino con il settimanale cattolico Il Giornalino. Tale pubblicazione veniva venduta esclusivamente in chiesa e pubblicava storie d’avventura magnifiche. Sul Giornalino si potevano trovare le più importanti firme del fumetto italiano. La mia “carriera” di lettore inizia con i fumetti disegnati da autori del calibro di Micheluzzi, D’Antonio, Toppi, De Luca, e tanti altri… erano tutti lì ad aspettarmi alla domenica uscendo da messa, su quella bella rivista. Da più grandicello però la vera folgorazione fu Alan Ford, di Magnus e Max Bunker, mentre certi fumetti tipo Phantom, Mandrake, Flash Gordon, o Tex, mi sembravano troppo “da grandi” e mi annoiavano. Iniziai a disegnare copiando quel poco che passava da casa mia, prediligendo lo stile umoristico di Asterix e dei Puffi, ma durante l’adolescenza mi innamorai follemente dello stile realistico. Iniziai ad essere attratto dai fumetti americani, proprio quelli che solo pochi anni prima mi facevano sbadigliare. L’eleganza stilistica che trovavo sulle pagine di Flash Gordon o Tarzan non aveva eguali, e mi sentii un po’ come San Paolo sulla via per Damasco: folgorato.

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Quindi come disegnatore vero e proprio nasco con i personaggi dell’epoca d’oro del fumetto statunitense, ma non con i supereroi. Io sono sempre stato attratto dagli eroi, quelli senza macchia, che non hanno bisogno di essere “super” per sconfiggere i cattivi di turno. Phantom (da noi l’Uomo Mascherato), è stato pubblicato in Italia a partire dalla metà degli anni ’30, sul settimanale L’Avventuroso, poi nel dopoguerra da vari editori, ma soprattutto dai Fratelli Spada che pubblicarono ininterrottamente le vicende dell’Ombra che Cammina (altro nome con cui è conosciuto Phantom) fino alla fine degli anni ’70, momento in cui il nostro eroe iniziò ad essere sostituito nel cuore dei lettori da l’Uomo Ragno e dai supereroi Marvel e DC. Nella seconda metà degli anni ’80 Phantom tornò ad essere pubblicato da noi grazie alla meritoria opera della casa editrice Comic Art, ma il successo riscosso un tempo è ormai un miraggio. Almeno in Italia. La mia passione per Phantom nasce appunto da ragazzo, di pari passo alla voglia di diventare io stesso autore.

 

Cosa ti ha portato a disegnare per l’Australia?

Un grave incidente avuto sul lavoro che all’epoca mi dava da mangiare. Casualmente conobbi su Facebook un bravissimo disegnatore italoamericano che apprezzavo già da parecchi anni: Sal Velluto. Sal, nel corso della sua lunga carriera, ha lavorato per tutte le più importanti case editrici d’Oltreoceano e del Nord Europa: per la danese Egmont ha disegnato molte storie di Phantom. In quel periodo Sal ebbe dei seri problemi di salute, e iniziammo ad intensificare la nostra corrispondenza raccontandoci i nostri malanni, e mai parlando di fumetti. Un giorno Sal mi ha chiesto se mi sarebbe piaciuto disegnare Phantom per il mercato australiano. In Australia Phantom è pubblicato ininterrottamente dal 1948, ed il suo successo è paragonabile a quello di Tex da noi. In realtà non sapevo neppure che esistesse un mercato fumettistico australiano, ma accettai subito perché la possibilità di mettere le mani su un personaggio così celebre era veramente allettante. Il mio primo lavoro per gli australiani è stata la copertina del numero 1800 della testata, un albo celebrativo. Ho poi realizzato varie storie a fumetti, illustrazioni e le immagini principali per una serie di cards sul personaggio. Il mio Phantom era riprodotto sui pacchetti delle cards e sulla copertina del raccoglitore. Da un mio disegno venne poi realizzata la card più pregiata della collezione… Quando ci penso non mi sembra neppure vero.

 

Phantom è un fumetto famoso soprattutto all’estero, mentre in Italia è un po’ meno noto. Com’è disegnare soprattutto per un mercato straniero?

Io mi sono trovato benissimo. Per la prima volta mi sono sentito trattato da autore. L’affetto nei miei confronti da parte degli australiani è stato incredibile, al punto tale che alcuni lettori sono venuti a trovarmi in Italia. Un’esperienza che mi ha riempito il cuore. Grazie a questa mia esperienza australiana i miei disegni originali sono sparsi per il mondo. Ho venduto disegni negli Stati Uniti, Svezia, Italia, e ovviamente Australia. Non so esattamente il motivo per cui in Italia il successo e la popolarità per l’Uomo Mascherato sono andati scemando, mentre in altri paesi come anche l’India, continua ad andare particolarmente bene. Mistero.

 

Qual è la situazione del panorama fumettistico italiano paragonato a quello estero secondo la tua esperienza?

Purtroppo le maggiori soddisfazioni fumettistiche le ho avute all’estero e non in Italia; in Australia mi sono sentito amato, oltre che apprezzato, e sensazioni del genere sono difficili da descrivere. L’ultima soddisfazione, almeno in ordine di tempo, è stata quella di poter mettere le mani in modo ufficiale su Flash Gordon direttamente per il KFS di New York, insomma per chi detiene i diritti per tutto il mondo. Da noi sono conosciuto grazie ai miei lavori esteri e per la collaborazione decennale con l’ANAFI (Associazione Nazionale Amatori del Fumetto e Illustrazione) di Reggio Emilia. In Italia purtroppo la gente legge sempre meno (figuriamoci poi se legge fumetti!), e i comics stanno diventando sempre più un prodotto di nicchia… ecco, questa cosa mi rattrista molto. In Australia il fumetto sta un po’ meglio.

Mandrake

I tuoi progetti fumettistici per il futuro?

Mi piacerebbe incrementare le mie pubblicazioni in Italia. I progetti – bellissimi – ci sono, ma visto anche il difficile periodo storico in cui ci troviamo a vivere, tutto è molto aleatorio.

 

                                                                                                                         Margherita Di Pisa

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