Il San Gaudenzio di San Godenzo

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Fino a domenica 27 settembre a San Godenzo sono in corso i festeggiamenti del santo Patrono. Nonostante il Covid,  seppur in misura ridotta, il paese non ha voluto rinunciare ai festeggiamenti. Qui accanto potete leggere il programma, comunque denso di appuntamenti. Ma chi era il Patrono di San Godenzo? Chi si festeggia in questi giorni? La questione è controversa, avvolta dal mistero e dalla leggenda e… da qualche omonimia. Paolo Marini in un bell’articolo (clicca qui) di cui riportiamo una parte ci fornisce tutte le notizie tramandateci su San Gaudenzio.


San Godenzo è un piccolo paese situato in posizione ai nostri occhi felice, agli occhi degli antichi molto meno, all’estremità nord orientale del Mugello. L’abbazia che porta il nome dello stesso Santo ha la meritata fama di essere stata sede di un evento storico epocale.

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Scrive Emanuele Repetti su S. Godenzo: “Deve questo villaggio se non l’origine, di certo il nome ad una badia di Benedettini sotto l’invocazione di S. Gaudenzio monaco, le cui reliquie furono collocate in cotesta chiesa da Jacopo Bavaro vescovo di Fiesole e fondatore della stessa badia nel mese di febbraio dell’anno 1029”.
Al medesimo vescovo si deve, secondo Giuseppe Maria Brocchi, l’architettura dell’edificio abbiaziale dotato di cripta, che riprende quelle della Cattedrale di Fiesole e della Chiesa di S. Miniato. Fino allora l’abbazia era stata Pieve, e infatti mantenne poi il fonte battesimale (nella foto), dopodiché dipese dalla Pieve di S. Bavello. Sempre Jacopo Bavaro donò l’abbazia e i relativi possedimenti dalla mensa vescovile ai frati. Possedimenti che furono ampliati nel 1070, quando il monastero fu consacrato dal vescovo fiesolano Trasmondo. Una serie di bolle pontificie, a partire da quella emessa da Pasquale II nel 1102, ricondussero il giuspadronato alla mensa vescovile fiesolana.


L’origine vera e propria della chiesa è però avvolta nella leggenda, così come il Santo cui è intitolata. Nonostante ci sia la salma. Sul sito www.santiebeati.it cercherete inutilmente il nome Godenzo, che è una sorta di contrazione di Gaudenzio (contrazione tra l’altro pericolosa se avete da scrivere di San Godenzo al computer, perché quasi sempre il correttore automatico lo trasforma senza pietà in un imbarazzante San Godendo). Col nome Gaudenzio figurano un beato e quattro Santi. Nessuna delle relative biografie corrisponde a quella del Gaudenzio di cui hanno narrato in tempi antichi Giuseppe Maria Brocchi, e in tempi molto più recenti il mio amico Alfredo Altieri nel suo bel volume dedicato a San Godenzo, pubblicato da Pagnini nel 2000.
Alfredo si avvale di una Leggenda di Santo Gaudenzio redatta nel 1860 da Anselmo di Piero Mazzi de’ Servi. Brocchi fa invece riferimento a un’antica cronaca conservata nella stessa abbazia.

Cerchiamo di sintetizzare dalle due fonti la ricostruzione della vita del Santo. Proveniente con alcuni compagni (Marziano, Luciano, Ilario) da un paese campano, raggiunse l’Alpe in una località chiamata Ripa Alta al tempo di Teodorico (454-526), secondo Brocchi per sfuggire alle sue persecuzioni. Particolare questo decisamente poco verosimile. Ilario se ne andò (a S. Ellero?), gli altri rimasero con Gaudenzio – secondo Anselmo sopraggiunsero in seguito – e, trovato un sito detto Vossiano o Ursiano, alla confluenza di due torrenti uno dei quali era il Dicomano,  vi si stabilirono e vissero santamente da eremiti. Sulla vita non è che ci sia molto altro. Dopo la morte, poi – la cui data non è nota -, è un susseguirsi di narrazioni evanescenti e favolose, a base di visioni e apparizioni.
Molti anni dopo la dipartita del Santo, alcuni cacciatori che finalmente erano riusciti a uccidere un cinghiale che terrorizzava la zona, pare nell’855, ebbero la visione notturna di figure di bianco vestite, intorno al sepolcro di un santo. Ripresisi dallo spavento e segnato il posto, raccontarono il fatto all’allora Vescovo di Fiesole S. Romano (altra figura tutt’altro che ben tratteggiata) il quale, dopo tre giorni di digiuni, ebbe a sua volta la visione del sepolcro di S. Gaudenzio. Fatti gli scavi sul posto, fu ritrovata la salma, con l’iscrizione:

HIC IACET CORPUS B. GAUDENTII SACERDOTIS ET MONACHI.

Il corpo fu posto su un carro fatto trainare da una coppia di tori, che a un certo punto si fermò e non volle saperne di muoversi. Era il segnale per edificare in loco un tempio, ma fu giudicato fuori mano. Tentarono di costruirne uno altrove, ma misteriosamente non vi riuscirono. Un popolano ebbe allora un’altra visione: il tempio andava costruito dove si trovava una grande tela di ragno. Così fecero. Trovarono la tela. Qui sorse l’oratorio che poi sarebbe divenuto l’Abbazia di S. Gaudenzio. Brocchi vide, affrescati sulle pareti della cripta, gli episodi ora narrati. Oggi non ve n’è più traccia.
Ogni leggenda ha un fondo di verità, si dice. Ma quali verità possano esser celate dietro tutte queste storie da veglia davanti al focolare (absit iniuria verbis), davvero, vattelapesca.

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La salma di S. Gaudenzio esposta in occasione della Festa del Patrono del 2015


© Il Galletto Notizie del Mugello e della Val di Sieve dal 1986
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