Copertina Immortali di Gianmaria Parrotta

Immortali: una storia d’amore gigantesco al tempo dell’epidemia

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Fresco di stampa, uscito venerdì 23 aprile, Immortali è il primo romanzo pubblicato da Gianmaria Parrotta, mugellano d’adozione ed ex giornalista proprio per Il Galletto, che ce ne parla senza anticipare troppo, per non rovinare la lettura.

 

Domanda a bruciapelo: di che cosa parla Immortali?

È un libro complicato, non ha un genere ben definito: è stato definito un romanzo distopico, sulla scia di Orwell e Bradbury, ma non è solo questo. Ci sono vari temi che s’incrociano: a me piace definirla una storia d’amore gigantesco.

La trama prende avvio da un’epidemia che coinvolge solamente un luogo ben circoscritto, un paese di nome Santa Maria, dove la gente smette di morire, e solo dopo un’iniziale esultanza ci si rende conto che, in realtà, è una condanna: sono cessate anche le nascite. La vicenda si ambienta a Santa Maria, un paese immaginario per il quale ho scelto uno dei toponimi più diffusi in tutta Italia: volevo che fosse un paese privo di connotazioni regionali o geografiche, che potrebbe trovarsi dalla Val d’Aosta fino in Sicilia, ma comunque in Italia.

È una coincidenza che parli proprio di un’epidemia: ho scritto questo romanzo nel 2016, molto tempo prima della situazione attuale, e se esce adesso è solo perché ha avuto una storia editoriale travagliata. È una storia di distrazione, che penso possa presentare dei colpi di scena e delle trovate interessanti per il lettore, divertenti, ma che possono fornire anche degli spunti di riflessione personale sull’epoca che stiamo vivendo, anche al di là della pandemia.

 

Qual è il tuo rapporto con la scrittura? Quali sono le tue influenze?

Sono sempre stato un lettore e in generale ho una grande attrazione per le arti, specie per la musica. Ho sempre scritto: articoli, canzoni (ho avuto un paio di gruppi rock), poesie, racconti… ma questa è stata la prima volta che mi sono messo davanti al computer a scrivere qualcosa di più lungo. La scrittura è uno sfogo, mi permette di esercitare la grande attenzione alle parole che ho sempre avuto, per il loro significato e la loro scelta.

Pubblico in tarda età, ho quarantasei anni: in parte perché sono molto lento ad assimilare e comprendere me e le cose attorno a me, ma anche per via di una mancanza di coraggio che ho avuto in giovane età, ma che non rimpiango. I tempi sono cambiati, oggi ho una maggiore consapevolezza di quello che voglio fare. Non l’avevo neppure scritto pensando alla pubblicazione, mi sento contemporaneamente impaurito dai giudizi che arriveranno e orgoglioso del mio lavoro e dell’operato della casa editrice, una valida casa che dedica grandissima attenzione ai testi.

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Quando scrivo non miro a imitare nessun autore, ma ci sono comunque influenze che si avvertono nella scrittura. Chi ha letto il libro mi ha detto che si sentono echi di Stephen King, Ammanniti e Saramago: sono riferimenti che mi onorano e che capisco, anche se non penso di ricordarli, ma ci sono tantissimi altri autori che amo: magari mi dicessero che il mio stile ricorda Gadda, Kafka o Nabokov!

 

Il divertimento non è un sentimento che si associa spesso al genere distopico. Come mai hai utilizzato proprio questo termine?

Beh, a me diverte! Scherzi a parte, etimologicamente divertire vuol dire anche distrarre ed è questo che intendevo dire. Spero che il mio libro costituisca un’occasione per il lettore per vedere le nostre situazioni da un altro punto di vista, per lasciarsi trasportare in una  dimensione più claustrofobica della nostra, ma caratterizzata da una storia d’amore e una punta di speranza, che forse, ora che talvolta si ha quasi la sensazione, il terrore di essere giunti alla fine della storia dell’umanità, è quello che ci manca.

 

Immortali è in vendita al sito Internet barta.it e su tabook.it e sarà presto disponibile nelle librerie a Borgo San Lorenzo, Dicomano e Vicchio.

 

(intervista a cura di Margherita Di Pisa)

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