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NENCINI RICCARDO

KILLER E SENSALI

Riccardo Nencini risponde all’editoriale “Mugellani. Gente con una parola sola” (leggi qui) e Mercatali replica.

” Ha ragione Mercatali: i sensali compravano e vendevano le vacche al mercato con una stretta di mano. Lo so bene, mio padre e mio nonno erano del mestiere. I mugellani, dice lui, sono di questa pasta. Tutti meno
uno, Riccardo Nencini, un voltagabbana che origlia dietro le porte prima di votare. Ti aspetti un giudizio così da un nemico politico, si sa, con le parole spesso si eccede, ma non da un giornalista. Un giornalista dovrebbe verificare, informarsi, magari telefonare visto che ci conosciamo da anni: allora, Riccardo, toglimi una curiosità. Perché hai votato sul filo di lana? Invece no, killeraggio giornalistico da tre palle e una lira, scopiazzato addirittura. Spiego. Primo errore. Mai stato un voltagabbana. Ha torto Repubblica e ha torto chi copia, il Mercatali. Sempre socialista, sempre nella sinistra riformista, candidato dal centrosinistra nel 2018 in un collegio maggioritario per niente sicuro. Quanto al governo Conte, ero già in maggioranza. Da agosto sono presidente della commissione cultura del senato eletto proprio dalla maggioranza. Da chi, se no? Quando non ho condiviso ho votato contro alla luce del sole. È successo su Bonafede e sul decreto scuola. Sui principi di fondo mantengo la mia libertà. Dunque non posso essere annoverato tra i trasformisti come chi proviene dalla
destra. Secondo errore, questo davvero troppo per un giornalista. Cito alla lettera: ‘il racconto, non importa se vero o meno…’. Come non importa se il racconto sia vero o meno? Un giornalista o fa da bischero e non scrive
quella frase che ti obbliga a verificare come stanno le cose oppure le verifica e basta. Mercatali no, ti sputtana pur dicendo che non è sicuro che si tratti della verità. E infatti si tratta di una barzelletta.  La politica sarà anche il peggio ma ha imitatori perfino migliori. Bene, eccoci alla domanda: perché, caro Nencini, hai votato sul filo di lana? E qui iniziano le illazioni. Stava trattando con Conte un ministero (come, se non c’è un governo?); quel simpaticone di De Luca, si, proprio lui, l’imitazione di Crozza, dichiara che forse ero in giro per Roma (anche volendo, pioveva come Dio la mandava…). A chi me lo ha chiesto ho risposto, e infatti molti quotidiani e molte tv lo hanno correttamente riportato. Il verbale redatto dall’avvocato Lorenzo Cinquepalmi, si, perché i socialisti tengono ancora un
verbale delle loro riunioni, ne è la prova. Ero in una  riunione della segreteria del mio partito che, una volta ascoltata la replica di Conte, attorno  alle 19.00 , doveva stabilire se votare a favore o astenersi. Capisco che la pratica di decidere riunendo più persone sia considerata eversiva visto che decidono i capi in perfetta solitudine. Noi no, collegialmente. Quando sono entrato in aula per votare, dopo una giornata passata
interamente dentro il Senato, conoscevo già il risultato. Non perche‘ sia il mago Otelma, semplicemente perché senatori, funzionari, giornalisti tengono di volta in volta il conto di come votano gli eletti. Ricordate
l’elezione del Capo dello Stato?Appena raggiunto il quorum e prima ancora che il presidente renda nota l’avventura elezione, i parlamentari applaudono. Martedi scorso, alla seconda chiama votavano i senatori di
Italia Viva e sapevamo già che si sarebbero astenuti. Dunque, nessuna sorpresa. Sapevo benissimo, tutti sapevano, che martedì 19 gennaio non c’era trippa per gatti poiche’ i 161 voti non sarebbero mai stati
raggiunti. Bastava leggere un giornale qualsiasi: dai 153 ai 156 voti al governo era il conto di tutti. Proprio quello che è successo.
A differenza di Mercatali io non sono un killer: non offendo, non faccio illazioni, non prendo per il culo nessuno. Io te le dico in faccia le cose e le sostengo coi fatti. Non mi credi? Chiama l’avvocato Cinquepalmi,
chiama il segretario del PSI e fatti dare conferma e poi chiedi scusa ai lettori. Un tempo ci si sfidava a duello, successe anche al direttore dell’Avanti!, Treves, che per offese sfido’ nientemeno che Mussolini. Oggi mi
basterebbe un invito pubblico, solo parole supportate dai fatti.
Quanto al resto, Mercatali tenga la sua di bandiere, un tempo quella repubblicana oggi chissà, affari suoi. Io tengo la mia. In quella del Mugello ci sono nato e Mercatali non ne è il podestà. 
Riccardo Nencini


Due parole di replica
Sono d’accordo con Riccardo Nencini; ho raccontato un film. Il film che martedì 19 gennaio ho visto insieme a tanta gente comune, del Mugello e non. Nencini fa bene a spiegare e a giustificare che le decisioni si prendono altrove, nelle stanze appartate del Palazzo, e non davanti al popolo in
quell’aula che, per regola democratica, discute e decide pubblicamente. Sarebbe ingenuo pensare che le cose non stiano così. Ma cerchiamo che anche il film abbia una sua coerenza e non sia bislacco e incomprensibile per chi lo vede e lo racconta. Lo dice Nencini: sempre socialista, sempre
riformista, sempre nella maggioranza che sostiene il Conte bis. Lo so bene anch’io per averlo seguito da tanti anni e aver condiviso con lui lotte popolari a sostegno del Mugello. E allora perché non ha votato la fiducia dal proprio scranno di Senatore, alla prima chiama? Avremmo visto e
raccontato un altro film. Credo sia lui a doverlo spiegare, non io che scrivo ciò che vedo e dico ciò che penso, senza bandiere.

(Pietro Mercatali)

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