Copertina La colpa e l'innocenza di Sergio Fanara

“La colpa e l’innocenza”: il romanzo di Sergio Fanara tra la mafia e l’amore

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Sergio Fanara, carabiniere mugellano di origini palermitane, ha da poco pubblicato la sua opera prima, il romanzo “La colpa e l’innocenza”, che ci racconta senza rivelare troppo. Di cui abbiamo già parlato qui.

 

1) Il tuo romanzo si snoda dalla Francia all’Italia, toccando, tra gli altri luoghi, Palermo e il Mugello, ma anche Roussillon e Santa Barbara. Che cosa significano per te queste ambientazioni?

Nessuno ha la possibilità di scegliere dove nascere ma può decidere, purtroppo non sempre, dove vivere. Io ho avuto la fortuna di nascere e vivere in una realtà complessa e meravigliosa come quella di Palermo che nel libro descrivo come “una città unica al mondo, dura, misteriosa, romantica e sfuggente, culla di gloriose aristocrazie e inconcepibili miserie. Passionale, tumultuosa, avvelenata dal crimine, tradita, ma sempre pronta a rialzare la testa, accogliere e stupire”.

Ciascuno di noi è fortemente legato alla propria terra per ragioni affettive, di memoria e di appartenenza ma ci sono luoghi in cui i legami vanno oltre e coinvolgono l’identità etica e sociale.

Giuseppe Fava

Giuseppe Fava

Per decenni Palermo è stata sistematicamente associata alla parola mafia eppure, anche nei momenti più bui, un’intera società civile si opponeva al crimine con un fermento morale e culturale di rara intensità: grandi giornalisti in trincea (cito per brevità Bianca Stancanelli, Antonio Calabro, Attilio Bolzoni e Bruno Carbone del quotidiano “l’Ora”); uomini di cultura come Giuseppe Fava, scrittore, giornalista e direttore della rivista “i Siciliani” assassinato dalla mafia, decine di movimenti e associazioni cittadine e studentesche a sostenere magistrati e poliziotti in prima linea. Insomma Palermo non è solo una città collocata in un determinato luogo geografico ma qualcosa di più profondo: un luogo di bellezza, cuore, anima e respiro.

Il Mugello è la mia terra d’accoglienza, il luogo dove ho scelto di vivere. Scelte così importanti presuppongono un amore reciproco e così è stato.

Amore a prima vista per una terra dalle mille suggestioni poetiche dove chiunque può sentirsi a casa da qualsiasi parte del mondo provenga. Infine, ambientare parte del romanzo nel villaggio provenzale di Roussillon (luogo di grande fascino) e nell’ìmmaginaria Santa Barbara in Toscana, è stata una scelta dettata da necessità strutturali della narrazione.

 

2) Il romanzo non parla di mafia, eppure hai scelto di inserire molti riferimenti alle stragi mafiose che si sono verificate in quegli anni. Come mai? Anche nel tuo lavoro in Mugello hai affrontato la mafia, o è una realtà solo siciliana?

Benché si tratti di un romanzo di fantasia ho voluto dare voce alla necessità di ricordare uomini e donne che hanno combattuto per la legalità fino all’estremo sacrificio. La memoria è una precisa scelta di campo.

Come ha recentemente detto il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella “ si è  contro la mafia o si è  complici”, non esiste una via di mezzo. La memoria non è solo un accumulo di ricordi ma, talvolta, è un dovere. Perché ricordare uomini come Giovanni Falcone, i capitani dei Carabinieri Dileo e Basile, il vice questore Ninni Cassarà, Rocco Chinnici, Pio La Torre, gli agenti di scorta così come le vittime della strage dei Georgofili e tutte le vittime innocenti, è un dovere. Gratitudine e dovere per chi ha dato la vita per il bene comune. Uomini e donne di immenso valore che hanno combattuto per tutti noi una guerra in tempo di pace.

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Per ragioni di riservatezza non parlo mai del mio lavoro. L’esperienza comune insegna però che bisogna tenere alta la guardia sempre e ovunque rispetto alle possibili infiltrazioni di una criminalità organizzata che non si presenta mai con un biglietto da visita. Per rispondere alla tua ultima domanda dico che la mafia non è una realtà geograficamente collocabile ma, in quanto “imprenditrice” come la definì il sociologo Pino Arlacchi, sposta i suoi interessi dove trova terreno fertile. Dipende da tutti, anche dai cittadini, impedire che ciò avvenga.

 

3) Il significato del titolo,  La colpa e l’innocenza,  diventa ben chiaro solo quando si arriva alla fine del romanzo ed è la chiave di lettura della storia. Com’è nato questo romanzo?

La Colpa e l’innocenza è un romanzo mainstream, termine che in letteratura indica un romanzo che non si rifà a schemi narrativi classici e che in quanto tale viene definito romanzo d’autore. In prima istanza ho deciso di scrivere questo libro per soddisfare una mia esigenza personale. Solo successivamente, stimolato da più parti, ho deciso di pubblicarlo con l’editore Scatole Parlanti che colgo l’occasione per ringraziare.

L’esigenza che mi ha preso per mano era quella di trovare un punto di equilibrio tra passato e presente e mettere al centro l’autenticità di rapporti umani profondi, diretti e non mediati.

Come quello tra Jean e Stéphane, due personaggi del romanzo legati da un commovente sentimento d’amicizia, come la misteriosa storia d’amore di Elvira e non ultima la relazione affettiva tra Jean e la sua famiglia.

Una narrazione poetica e introspettiva che suggerisce al lettore diversi spunti di riflessione perché l’estetica dell’anima ha bisogno di cure e attenzioni più di quante ne abbia bisogno quella dell’apparenza. Non mi addentro nella storia per lasciare al lettore il piacere della scoperta.

 

4) Questo è il tuo primo romanzo edito. Come sei approdato alla scrittura? Ci aspettiamo presto un altro libro?

La scrittura, in modi e forme diverse, ha accompagnato la mia vita fin da ragazzo. Formativa e indimenticabile è stata la mia esperienza nella redazione de “I Siciliani Giovani”, rivista fortemente voluta dall’amico e giornalista Riccardo Orioles che ha speso la sua esistenza nella lotta alla mafia anche e soprattutto dopo l’omicidio per mano mafiosa del direttore Giuseppe Fava. Se ci sarà un altro libro? Me lo chiedono in tanti e la risposta è sempre la stessa. Vedremo.

 

(Intervista a cura di Margherita Di Pisa)

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