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Don Poggiali (1)

L’intervista a Don Poggiali: da Borgo alla Sua Africa, un racconto di emozioni

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Una chiacchierata in redazione con il sacerdote simbolo della terra mugellana: “Ho sentito la necessità fisica di tornare in Italia ma solo per qualche settimana..”

 

Da più di quarantanni è lontano da Borgo San Lorenzo, di cui ne è stato sacerdote oronino per quattordici anni. Don Pasquale Poggiali è ritornato nella sua casa borghigiana, un simbolo di tanti bambini oggi divenuti adulti e genitori di altri piccoli frequentatori del suo Centro Giovanile. Per l’occasione lo abbiamo incontrato dal vivo, nella sede del nostro giornale, accompagnato da Roberto Boni. Si è accomodato su un divanetto e con voce decisa ha risposto alle nostre domande. “Scusa se parlo troppo”, ci dice. Don Poggiali non dovrebbe mai smettere di parlare, la sua voce riempie il cuore, dà profondità al pensiero, grazie alle sue esperienze di vita. La mente è lucida, rapida come gli occhi, attenti e vivaci. Ed è solo al suo ottantreesimo anno di vita. I ritmi nella sua Africa sono abitudinari: costruire per trasformare una speranza in certezza, donare sorrisi a chi è abituato a soffrire.

Scorrono tranquilli i suoi giorni anche se ad un certo punto è voluto tornare in Italia: “Ho sentito la necessità di cambiare aria. Ma solo per qualche settimana, tra qualche giorno ritorno in Africa, in Costa d’Avorio, sono troppo legato a quella terra”. Bonouà. Borgo San Lorenzo. Il suo presente e il suo passato. Con la fondazione Assomis che fa da conduttore benefico, e che è riuscita a regalare a Don Poggiali i festeggiamenti dal vivo per i 40 anni dell’Associazione Solidiarietà Missonaria (venerdì 1 e sabato 2 ottobre nell’area feste Ponterosso zona Poste, via Sacco e Vanzetti). Un viaggio lungo, quello di Don Poggiali: Abidjan-Addis Abeba-Roma, Auditore (il suo paese di origine, della provincia di Pesaro e Urbino), Genova, Firenze e Borgo San Lorenzo. Carattere e grinta, uno spirito sempre verde. Qui a Borgo è ospite del pievano, Don Luciano Marchetti.

Pubblichiamo un estratto dell’intervista: la versione integrale sarà in edicola sabato 2 ottobre nel prossimo numero del Galletto

Don Poggiali, il viaggio è andato tutto bene?

“Ho avuto un piccolo problema con il Green Pass perché dalla Costa d’Avorio per l’Italia non è riconosciuto, in pratica il mio Green Pass è riconosciuto dagli altri paesi dell’Europa ma non per il nostro Paese. Così ho dovuto attendere il risultato del tampone e ho dovuto cambiare il biglietto di andata”

Il villaggio di Bonouà: l’anima delle piccole cose

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“Siamo nella parte sud, vicino l’Oceano, una zona forestale e molto verde. Abbiamo la fortuna di avere l’acqua migliore di tutta la Costa d’Avorio: il governo ha fatto un grande acquedotto e porta l’acqua alla capitale. Un lavoro faraonico dei cinesi, hanno costruito anche diversi pozzi artesiani, bravi un bel lavoro”

Dopo due anni e mezzo è tornato a Borgo San Lorenzo: come lo ha ritrovato?

“La mia impressione, non è un giudizio, è che il comune sia pulito, magari fosse così anche da me in Africa. Ma paragonandolo a dove vivo, l’ho trovato un po’ “morto”, non c’è quella vivacità che c’era prima, Corso Matteotti piena di ragazzi e di gente. Io a Bonouà sono abituato ad una altra realtà, verso le 11 della mattina le strade sono piene di giovani, una folla di quasi trentamila ragazzi che va scuola, è impressionante”

Uno degli uomini simbolo del Centro Giovanile di Borgo è Graziano, il Custode del Santuario del Santissimo Crocifisso dei Miracoli

“Graziano è un caso unico, è difficile trovare un suo gemello. Ricordo la sua storia difficile, abbandonato da piccolino e preso nella nostra casa di orfanotrofio, portato a Borgo come assistente, dormiva con noi, aveva la sua cameretta e si dedicava all’ordine e all’organizzazione. Il giorno lontano che Graziano non ci sarà più, servirà un uomo sicuramente che non ti imbroglia e che dovrà amare il suo lavoro con onestà, che abbia lo spirito del servizio. Graziano è identificato nel centro giovanile da più di cinquanta anni”

La Chiesa ha apportato dei cambiamenti come la nuova versione del “Padre Nostro”. Papa Francesco si è anche espresso sui matrimoni gay: prima ha aperto alla legge sulle unioni civili, poi ha precisato che “non è lecito benedire le unioni gay, Dio benedice l’uomo peccatore ma non il peccato”. C’è il rischio di generare un po’ di confusione?

“Sul cambiamento del Padre Nostro lo vedo bene. La liturgia della Chiesa è l’espressione della cultura del popolo e il linguaggio cambia con i tempi, la Chiesa se è un organismo vivo si adatta e se si adatta sopravvive, la Chiesa non è un museo. Sui matrimoni il Papa oggi ha fatto un pò di ordine, poi c’è chi fa comunicazione e chi tira l’acqua al proprio mulino. La natura è questa e non si può cambiare. A Borgo San Lorenzo accettano le unioni civili? È una notizia per me, sapevo che Borgo fosse radicato nella tradizione contadina dove l’uomo è uomo e la donna è donna”.

Ha già programmato il suo prossimo ritorno in Italia?

“Se tutto va bene fra un anno.. In verità penso a dove morirò: se dovesse avvenire in Italia preferirei essere sepolto ad Auditore, sulle colline, davanti l’Adriatico a 500 metri di altezza, un’aria buona e un panorama unico. Se dovesse capitare in Africa mi dicono che vorranno seppellirmi vicino alla mia ultima Chiesa costruita nella zona periferica, la Notre Dame Maria Madre della Provvidenza”

Filippo Ciampolillo

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Don Poggiali (4)

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Don Poggiali (2)

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Don Poggiali (3)

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Le mani di Don Poggiali

Le mani di Don Poggiali

© Il Galletto Notizie del Mugello e della Val di Sieve dal 1986
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