Marco dal Chino Chini alla Barchetta Magica

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Abbiamo intervistato Marco Montagni che dal Chino Chini ha costruito la sua barchetta magica ( un drone marittimo autonomo) che ha raggiunto un traguardo mondiale. Attualmente è tornato a insegnare ai ragazzi del Chino Chini la sua passione.
Nella foto, Marco Montagni

Partito a metà settembre del 2019 dall’isola Gran Canaria senza equipaggio a bordo, “Barchetta Magica”, il drone marino a navigazione autonoma di cui un esemplare era stato mostrato al Sea Drone Tech Summt 2019 di Ostia, ha appena stabilito un record mondiale. Infatti, ad oggi ha percorso più di 4100 km nell’Atlantico con oltre 2400 ore di viaggio in totale autonomia superando i 2900 km percorsi in linea d’aria, ovvero il precedente record per un mini drone marino a vela registrato nella competizione Microtransat anche se barchetta magica non sta partecipando al challenge di quest’anno in quanto il team ha voluto ripercorre la prima rotta di Colombo.

Il piccolo natante a vela di 1,5 metri è alimentato da energia solare e viene costantemente monitorato dagli ingegneri dell’Università di Firenze che l’hanno costruito. “2964 km verso l’America nell’acqua. Siamo ufficialmente il TEAM che ha percorso più km verso la fine della traversata! 4138 km sono stati percorsi fino ad ora, scansando cicloni, registrando anche 7 metri d’onda e venti fino a 70 km/h. Ed è già il record rispetto a tutti i mini droni autonomi. 2964 km in aumento, di sogni che si avverano. Ricordando che ogni giorno di log è un successo, ed anche solo essere dove siamo è da considerarsi un traguardo” ha affermato il team su facebook.

L’ideatore della “Barchetta magica”  è Marco Montagni ex studente del Chino Chini con il ”pallino” per tutto ciò che riguarda l’ingegneria.

Il suo percorso di studi lo porta prima ad iscriversi all’istituto professionale Chino e Chini di Borgo San Lorenzo e poi ingegneria elettronica dove si laurea finalizzando un progetto per la realizzazione di alcuni sottomarini… successivamente studia ingegneria elettrica e dell’automazione frequenta alcuni master in robotica. Nel periodo di tesi si dedica a progettare e realizzare un drone a vela autonomo per l’ attraversata dell’Oceano Atlantico…. Bene. Allora dicci cosa è successo poi… hai realizzato la tua barchetta?

Successivamente abbiamo implementato tanti altri sistemi, tra cui lo sviluppo di un BMS ad alta efficienza attivo, lo sviluppo di MPPT ad alta efficienza e quindi si parla di reperire nel minor tempo  e nella massima efficienza l’energia dai  pannelli solari e poi abbiamo sviluppato ancora meglio l’anemometro ad ultrasuoni che abbiamo realizzato in maniera più efficiente e a minor peso.

Poi tutti questi progetti sono stati realizzati grazie a degli assegni di ricerca  all’interno dell’università di Firenze che mi hanno permesso prima di tutto di crescere a livello professionale e poi di creare una rete di contatti anche in tutto il mondo. E successivamente per quanto riguarda la barchetta  siamo riusciti a dare dei piccoli task, a suddividere il grosso problema in tanti piccoli problemi e a risolvere un problema alla volta. Da questi siamo partiti e abbiamo sviluppato e migliorato tutti i sistemi che già avevo messo insieme durante la tesi.

Quindi eri insieme anche ad altre persone?

Sì,  ero con varie altre persone e ognuna ha dato un piccolo contributo al progetto della barchetta magica che è stato poi alla fine patrocinato dall’università degli studi di Firenze o meglio dai dipartimenti dell’informazione ed industriale. Grazie a questo patrocinio e agli assegni di ricerca siamo riusciti ad ottimizzare tutti i componenti per poi essere pronti e spedire la barca.

Quando l’avete spedita?Avete costituito una società?

A settembre del 2019. Si abbiamo costituito una società che si chiama Ecodrone che ha sede legale alla Spezia e ha come obiettivo quello di realizzare droni autonomi marini per il monitoraggio ambientale e non solo. La società è composta da cinque soci; due professori universitari e altri tre. Tutti quanti stiamo facendo la nostra parte in questa società, e stiamo cercando di creare qualcosa di innovativo. Di fare lo zero – uno. Rispetto a Uno – n… Non stiamo cercando il nostro segmento di mercato, anche se c’è già… non è una copia di una tecnologia, ma è una tecnologia abilitante. Ovvero che da nuove speranze, dà un salto evolutivo… un prodotto che crea un marcato sviluppo nella società. Ed il rapporto tra uno ed n è pari ad n mentre tra zero ed uno é infinito come l’evoluzione di una tecnologia disruptive.

E come è andato il viaggio della Barchetta?

Il percorso è andato molto bene, abbiamo deciso di farle fare delle deviazioni per farle scansare tornadi, cicloni, onde..ecc e cercando di trovare il miglior percorso abbiamo un pò allungato i tempi… invece che  tre mesi sono stati poi quatto/cinque mesi. Però tutto sommato abbiamo fatto il record del mondo di navigazione autonoma. Qualcuno parla dell’Everest della navigazione autonoma , per sistemi di questo tipo perchè nessuno al mondo è mai riuscito a fare il percorso dell’attraversata dell’oceano atlantico in maniera autonoma.

Ma come hai avuto questa idea? Quale è stata la tua illuminazione?

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Quando avevo dieci anni… avevo una casa al mare all’Argentario. Da piccoli avevamo un pò ”il vizio ” di prendere quello che ci capitava e giocarci. E avevamo preso il vizio di fare una sorta di vela su dei gommoncini  gonfiabili con dei sacchetti della nettezza. Poi il mare ci ha regalato, in una delle tante mareggiate, il relitto di una barca a vela. Con questo scafo abbiamo pensato di fare una barca a vela vera. Eravamo una banda di ragazzini di 10 anni e con Giacomo un amico che ha uno stabilimento balneare ” Mamma Licia ” ci siamo messi a costruire l’albero e le vele con i teloni cerati blu e verdi… Alla fine avevamo costruito una barca a vela che andava veramente. A 10 anni ho portato mia mamma, mio babbo e mio zio in barca a vela davanti al mare per almeno qualche ora, e stavamo navigando. Quindi una volta che mi sono laureato ho pensato ” Beh se all’epoca mi era venuta comunque una barca..non performante… ora potrei farla un po’ meglio e anche autonoma”. E quindi ho deciso di cimentarmi in questa impresa, in più il mio professore all’epoca Benedetto Allotta è un grandissimo appassionato di vela se non campione di vela e quindi mi ha dato man forte anche per tutta la parte di gestione di progetto all’interno dell’università.

Quindi la Barchetta  è partita dalle Canarie e aveva l’obiettivo di arrivare a Cuba, obiettivo che hai dato tu, questa barchetta ha smesso di dare il segnale dopo più di 6000 km di navigazione, quindi era quasi arrivata alla méta e tu come hai affrontato tale ” sconfitta” e cosa pensi di fare adesso? ripartirete con l’obiettivo di arrivare fino in fondo?

L’ho affrontata bene ” . Mi ricordo bene quel periodo.  A parte cose personali ero già molto contento perchè avevo già molte soddisfazioni a livello lavorativo e a livello sociale con nuovi amici che si presentavano. Già quando avevamo fatto il record del mondo mi ricordo benissimo che fu un evento importante. Nello stesso periodo eravamo a San Francisco, “incubati” all’interno di un acceleratore di Start Up, che poi ci ha finanziato per partire con questa idea di progetto.  Durante gli incontri in cui spieghi la tua idea di progetto, descrivi il mercato ecc. noi avevamo detto ” Siamo già al 40% della traversata con 10.000 dollari ”. La gente è rimasta sbalordita, ci hanno fermato e applaudito perchè lì 10.000$  sono niente. E noi con 10.000$ avevamo già fatto tanto per loro, quando poi abbiamo fatto il record vero, ho ricevuto i complimenti da tantissimi investitori e tantissime persone hanno voluto investire su di noi erano presenti alla campagna d’investimento. L’ultimo investimento lo abbiamo ricevuto ora, in questi giorni, da un privato. E stiamo comunque andando nella direzione di creare un prodotto, per la guida autonoma che porti l’Italia su un livello diverso di navigazione, con una visione più ampia. Vorremmo creare la Tesla del mare, perchè in Italia siamo i migliori al mondo nella costruzione di Navi e perchè non dedicarci alla creazione di un prodotto unico nel suo genere?

Quindi quali sono i tuoi progetti futuri?

Tra i progetti futuri chiaramente c’è di nuovo ritentare la traversata dell’oceano, vediamo in che forme, come farlo..come evolve l’idea di business della barca. Attualmente mi sto dedicando allo sviluppo di una scheda elettronica per l’ottimizzazione dell’energia di pannelli fotovoltaici, fatta in collaborazione con uno degli sponsor della barchetta magica; ”Solbian ” che è un fiore all’occhiello dei prodotti innovativi  italiani e fa pannelli solari solo esclusivamente per barche ad altissima efficienza, e quindi aveva bisogno di una scheda per tirar fuori la massima energia dai pannelli solari.

Okei Marco. Inoltre gira la voce che adesso sei alla scuola di Borgo a fare il professore. E’ vero oppure è una diceria?

Si è tutto vero. A dicembre mi hanno chiesto se ero disponibile per fare l’attività didattica. Avevo già rifiutato  altre proposte da scuole di Firenze più rinomate del Chino Chini, ma essendo  la mia scuola superiore ho deciso che era il momento di ”ridare qualcosa”. Inoltre tutti parlano male di questa nuova generazione, di ragazzi che nessuno vuole, che nessuno comprende..ecc. E nessuno fa niente per loro. Quindi mi sono preso a cuore questa ”Missione”. Mi sono detto ”bene vediamo se possiamo fare qualcosa per questa generazione e di trasmettere un pochino di passione, di quella che è venuta fuori negli anni, a questi ragazzi”. Recentemente, un mio vecchio professore mi ha detto ” noi spargiamo semi, qualche seme attacca.” Ecco. Io spero che qualcuno dei miei studenti sia ricettivo a quello che gli dico e qualcosa attacchi. E che poi nasca un ottimo ”fiore” che chiaramente ha bisogno di essere annaffiato, di cure.. soprattutto all’inizio.. poi dopo può crescere da solo.

Quindi sicuramente ognuno di noi vorrà prendere ispirazione da te, e quindi ti chiedo se hai qualche consiglio da darci.. qual è il tuo segreto?

Il concetto americano: una persona  non viene neanche presa in considerazione se non ha fallito almeno una volta.  Ricordiamoci anche in Italia che ” chì non fa non falla’‘. A non fare niente, è chiaro che non si sbaglia niente. Ma è sbagliando che s’impara. E’ sbagliando che si cresce. Quindi l’unica cosa che mi sento di dire è non abbiate timore di sbagliare, provate, cercate di perseguire i vostri obiettivi e ambizioni sempre e comunque e poi fate il punto della situazione. ” Dai diamanti non nasce niente, dal letame nascono i fiori.”

(intervista a cura di Elena Giovannetti)

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