Arnie api

Mugello – Un anno duro per le api

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L’apicultrice Birgit Kessler ci spiega le conseguenze della gelata di primavera.

 

«Le api stanno affrontando una gran brutta estate, e forse mai come quest’anno l’attenzione è puntata su di loro.

 

Gli ultimi anni in generale non sono stati facili per le api, che, oltre alla produzione di miele, rivestono un ruolo fondamentale nell’ecosistema per il loro contributo all’impollinazione delle piante. L’apicultrice barberinese Birgit Kessler, che da circa 15 anni si occupa di quest’attività, ci spiega cos’è successo quest’anno: dopo un inizio di primavera particolarmente favorevole, durante il quale le api sono aumentate di numero all’interno delle arnie, la gelata di aprile e di maggio le ha stroncate proprio durante il periodo per loro più favorevole. Le api infatti non escono sotto i 10° circa di temperatura o durante la pioggia: sono state perciò costrette a rimanere al riparo per tutto il mese senza poter uscire per procurarsi nutrimento e hanno dovuto consumare per sopravvivere il cibo che avevano messo da parte nelle poche settimane di inizio primavera. Alcune famiglie, ciò nonostante, sono morte a causa del freddo, e le api regine hanno rallentato o fermato la riproduzione per via della scarsità di nutrimento.

 

Anche quando il clima ha permesso loro di riprendere l’attività di raccolta, tuttavia, non hanno potuto recuperare molto: questo perché le piante, avendo risentito della gelata improvvisa, hanno prodotto fiori poveri o addirittura privi di nettare. Le api hanno perciò raccolto a malapena quanto basta per il loro fabbisogno: il miele “in sovrappiù”, che è quello che viene raccolto dagli apicultori e finisce sulle nostre tavole, quest’anno è davvero poco.

 

“Questo è il sintomo di un problema globale, quello della distruzione generalizzata della terra e del consumo di risorse. È dovuto in gran parte ai pesticidi e insetticidi, di cui spesso si fa un abuso e che non fa distinzione tra gli insetti, uccidendoli indiscriminatamente: gli insetti in generale, come coccinelle o lucciole, sono molto ridotti numericamente rispetto a qualche anno fa, e questo comporta anche un minor nutrimento per gli uccelli che abbandonano i nostri territori, come le rondini.” È un circolo vizioso, dunque, che è dovuto principalmente all’azione umana sull’ambiente e che finirà per ripercuotersi, alla fine, proprio su chi l’ha avviato. C’è qualcosa che il nostro territorio può fare per limitare il proprio impatto e, magari, salvare le api?

 

«Sì e no» spiega Birgit. «Quello della distruzione del pianeta e delle sue risorse è un problema che non riguarda un territorio ma tutto il mondo, e non c’è nulla che si possa fare localmente per arrestare questo processo. Questo però non vuol dire che tutti noi, singolarmente, non possiamo fare qualcosa: se vogliamo un cambiamento dobbiamo iniziare subito, non tra dieci o quindici anni. Acquistare prodotti biologici, per esempio, significa non solamente introdurre nel nostro organismo cibi prodotti senza insetticidi, ma anche guidare la produzione alimentare verso un modello più sostenibile.»

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