Musica – Da San Piero a una rock band internazionale

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Lithio, band fondata nel 2020 da Daniele Scardina, dopo svariati cambi di formazione nel corso degli anni è giunta a quella attuale nel 2018: oggi sono un duo formato dalla voce di Daniele, di Campi Bisenzio, e da Marco Melillo, polistrumentista classe 1995 di San Piero a Sieve. I Lithio hanno appena rilasciato il loro nuovo singolo che è anche il loro primo pezzo cantato in lingua inglese, Deejay, ma sono un gruppo internazionale che si è esibito in tutta Italia e principalmente in Russia.

Come sono nati i Lithio?

Scriviamo pezzi a quattro mani: i Lithio nascono come band metal, ma la nostra evoluzione stilistica ci ha portato a fare pezzi pop, rock e folk. Non ci poniamo limiti di genere, di recente stiamo incorporando anche linguaggi musicali più moderni, come l’elettronica. Il nostro ultimo pezzo, Deejay, prodotto da Sony Italia, è anche il nostro primo pezzo in inglese e sta andando molto bene: abbiamo avuto in pochi giorni oltre 300.000 visualizzazioni su Youtube (per capirci, più del vincitore di Sanremo Giovani!) e in generale, sulle principali piattaforme di musicale, Spotify e iTunes, arriviamo a circa 20.000 streaming al giorno.

Non siamo tipi da talent show: ci siamo affermati tramite una lunga gavetta che ci ha portato vari successi, per esempio nel 2017 abbiamo aperto il concerto dei Linkin Park. Abbiamo pubblicato quattro dischi in italiano e ad aprile 2020 abbiamo pubblicato il nostro primo pezzo in russo, la cover di una canzone di una celebre band bielorussa, No one writes to the colonel: su Youtube ha fatto addirittura sei milioni di visualizzazioni! Abbiamo moltissimi fan in Russia, che amiamo e dove abbiamo fatto diversi tour.

 

Come vedete la situazione per la musica in Italia dopo la pandemia di Covid-19?

Male. Sarà un percorso lungo, le ultime notizie dicono che un locale su due probabilmente non riaprirà. Riaprire i locali con le attuali restrizioni purtroppo è troppo limitante: un locale con una capienza di circa 1000 persone che riapre con un massimo di 200 spettatori non riuscirebbe nemmeno a pagare la corrente elettrica, a questo punto riaprire non conviene neppure.

Il lockdown e le chiusure hanno portato anche altre conseguenze: la gente ha avuto più tempo per ascoltare musica, ma questo ha portato anche alla nascita di tanta musica spazzatura. Non si fa più alcuna selezione: molte persone registrano un pezzo con l’autotune, lo pubblicano su Internet e si credono musicisti, ma non è così che funziona.

 

Marco, ti piacerebbe vedere un panorama musicale nuovo in Mugello?

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Sicuramente mancano i locali dove poter suonare in inverno. In estate le occasioni ci sarebbero, potremmo sfruttare di più il nostro territorio, ma il Mugello in generale è deficitario e per suonare devi per forza spostarti su Firenze. I mugellani sono un po’ chiusi di mentalità da questo punto di vista: a manifestazioni come l’Ingorgo Sonoro, per esempio, vogliono solo band che fanno cover e non pezzi originali, perché dicono che altrimenti la gente non si diverte. Questo è un po’ un problema di tutto il pubblico italiano in generale: non c’è predisposizione alla scoperta di un nuovo brano, inoltre si percepisce la musica come qualcosa che deve fare da accompagnamento alla serata, in sottofondo, ma non la si ascolta davvero. Quando suoniamo in Russia e cantiamo in italiano gli spettatori, pur non capendo il testo, si divertono da matti; qua in Italia ti ascoltano in silenzio a braccia incrociate, quando non ti dicono di abbassare la musica. Suonare davanti a un centinaio di persone che ti fissano freddamente in silenzio è demotivante; i Russi invece sono dei veri fan, appassionati, che interagiscono con noi quotidianamente creando un rapporto.

 

Raccontateci la vostra esperienza in Russia!

Amiamo i fan russi, siamo arrivati a coprire più di 12000 km nel corso di dieci date per suonare, siamo arrivati quasi al confine con la Mongolia. Mosca e Pietroburgo sono città europee, ma noi invece abbiamo suonato anche in città dove non avevano mai visto uno straniero: pensa che una ragazza si è messa a piangere perché per la prima volta ha visto degli italiani! Penseresti che i russi siano persone fredde, ma in realtà non è così. Una volta, a causa di un guasto al furgone che usiamo per gli spostamenti, siamo arrivati in ritardo di diverse ore a un concerto: anziché andare via come avrebbero fatto in Italia, gli spettatori non solo ci hanno aspettato, ma ci hanno aiutati a scaricare il furgone e a montare gli strumenti per ascoltarci suonare. Puntiamo più al mercato estero che a quello italiano, perché non ci interessa suonare per fan che non sono folli quanto lo siamo noi.

 

Possiamo sperare di vedervi presto a Sanremo?

Forse. Probabilmente da ospiti!

 

                                                                 Margherita Di Pisa

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© Il Galletto Notizie del Mugello e della Val di Sieve dal 1986
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