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Opinioni a confronto – Rifiuti: la bomba sta per scoppiare

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di Leonardo Borchi Sindaco di  Vaglia

 

Con queste riflessioni che riprendiamo dai social Borchi sindaco di Vaglia ribadisce quanto va dicendo da anni circa i costi insostenibili della raccolta porta a porta e della gravosità di tale metodo specie per i piccoli comuni. Lo dice mentre dall’indagine della magistratura sembrano emergere modalità illecite nello smaltimento dei rifiuti messe in atto da Alia per arginare costi che sembrerebbero fuori controllo.

 

«La miccia è stata già innescata: – scrive Borchi – sta bruciando rapidamente e a settimane, a giorni forse, farà scoppiare la bomba in Toscana.

 

Non parlo solo del caso delle concerie di Santa Croce e delle condanne del gotha di Quadrifoglio. Tratto di tutto il sistema della produzione, raccolta e smaltimento rifiuti che non è sostenibile. Sia in termini ambientali che economici.

 

Che Quadrifoglio prima, ora ALIA (fusione delle 4 maggiori società del comparto, a capitale pubblico: Quadrifoglio – Firenze, Publiambiente – Empoli, ASM – Prato, CIS – Pistoia), non riuscissero a quadrare i conti lo si sapeva da un pezzo.

 

Quando trasformare una tonnellata di organico in compost costa 120/140 € e se ne ricava dalla “vendita1 €, merce recapitata sul posto, si capisce bene che il sistema non può essere in equilibrio. Se poi l’impianto TMB (Trattamento Meccanico Biologico) di Case Passerini (aeroporto di Peretola) non è adeguato a differenziare i sacchetti di plastica od i frammenti di vetro mischiati nei contenitori dell’organico, è scontato che il prodotto finale non sia come dovrebbe essere.

 

Ai fini ambientali vogliamo riciclare la carta? Come no? Non c’è bisogno di essere Greta Thumberg per volerlo. Ma è accettabile che il consorzio delle cartiere della Lucchesia debba ogni anno spendere circa 200 milioni di € per smaltire i fanghi del riciclo della carta? Perché non gli si è mai permesso di costruire (sindaci, associazioni in testa) un termovalorizzatore, che oltre che abbattere i costi produrrebbe energia bastante per alimentare il riscaldamento delle case e dei sanitari di una cittadina di 30 mila abitanti?

 

Termovalorizzatori, inceneritori agli albori. Non li vuole nessuno. Ma sono necessari, tant’è che la Regione Toscana, che ne è assolutamente carente, esporta fuori regione i propri rifiuti che non può smaltire per un valore di 50 milioni annui. E chi li paga questi costi?

 

E’ di questi ultimi giorni l’obbligo, entro il 30 giugno, dell’approvazione da parte dei comuni del Piano Economico Finanziario (PEF), in sostanza i costi del servizio rifiuti, per l’anno in corso. Il consorzio obbligatorio, per legge regionale, in cui sono  raccolti i comuni, l’ATO, ha inviato, la scorsa settimana, a ciascun ente il proprio PEF: rispetto al 2020 c’è un aumento che va da un minimo del 10% anche ad un 45%. E tutti questi costi i sindaci hanno l’obbligo, per legge, di metterli nelle bollette delle utenze, delle famiglie, delle imprese.

 

Il disquilibrio nasce oltre che dalla mancanza di impianti di smaltimento anche dalla caduta  a picco del valore della materie prime-seconde. Vale a dire appunto i rifiuti di plastica, vetro, carta, cioè il prodotto della raccolta differenziata, che, causa la crisi economica, la Cina, L’India, ecc. non acquistano più. Tant’è che una quota parte di questa frazione di rifiuti va nei termovalorizzatori, per cui bisogna pagare 2 volte: quando la si raccoglie porta a porta (PAP), che ha un costo elevato (il passaggio della raccolta dai cassonetti stradali al PAP, agli utenti di Vaglia è costato un aumento del 19%) e appunto quando non si sa dove metterla e la si brucia.

 

Ma il passaggio cruciale è stata la gara europea per l’affidamento della gestione del servizio raccolta e smaltimento, bandita da ATO Centro nel 2013, aggiudicata nel luglio 2016, contrattualizzata nell’agosto 2018. La gara è stata effettuata sulla base del piano rifiuti redatto dalla Regione Toscana, dove si prevedevano quantitativi, impianti: discariche, TMB, termovalorizzatori… La base d’asta, il capitolato dei costi, capite che in 5 anni si è modificato molto. Soprattutto anche perché alcuni impianti previsti non sono stati realizzati. Il più importante il termovalorizzatore di Case Passerini.

 

Purtroppo ora i nodi vengono al pettine. La bomba appunto sta scoppiando. Ma perché devono essere i sindaci, che devono mettere la firma sotto le bollette da inviare ai cittadini, a saltarci sopra? Perché la bomba deve scoppiare in mano ai sindaci che hanno subito le scelte tecnico-finanziarie fatte da altri, Regione ed ATO? Perché soprattutto i sindaci dei piccoli, ma anche dei medi comuni, che non hanno peso azionario nelle partecipate delle società del comparto, che hanno dovuto sempre subire le scelte dei vari Comuni di Firenze, Prato, Empoli, Pistoia che con i loro pacchetti azionari di maggioranza le controllavano?

 

Seguite i giornali, – chiude Borchi – nei prossimi giorni ci sarà buriana.»

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