Post dai lettori – Un caso di un’influenzata, ODISSEA TAMPONE

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Fino ad ora sono stata zitta ma ora voglio raccontare l’incubo che stiamo vivendo io e i miei familiari.

Mercoledì 7 Ottobre: nel pomeriggio comincio a tossire; inutile dire che il primo pensiero sia stato: oddio ho il Covid! Poi rifletto, sono sempre stata attenta, ho sempre usato le precauzioni, esco pochissimo se non per lavoro o poco altro. Per estrema precauzione lascio le mie bambine a dormire dai nonni visto che da quando è cominciata la tosse non le avevo ancora viste.

Giovedì 8 Ottobre: la tosse si fa insistente e comincia la febbre, non molta 37.5°. Chiamo il mio medico che dice di vedere come va e di ricontattarla il giorno seguente. Nel frattempo devo ovviamente rimanere a casa e evitare contatti con chiunque. Quindi lascio le mie figlie ancora dai nonni e a casa io e il mio compagno stiamo con le mascherine e distanziati (vi farei provare a stare con la mascherina tutto il giorno con la tosse).

Venerdì 9 Ottobre: la tosse sta diventando insopportabile, la febbre sale a 38. Il mio medico prescrive il tampone e si avvia quindi la procedura con l’ Usl. Dice mi chiameranno loro, devo rimanere in isolamento, nessuno mi visiterà fino a esito del tampone. OK.

Sabato 10 Ottobre: sto male, ho bisogno di prendere qualche medicinale, chiamo la Guardia Medica. Loro mi dicono che non possono fare niente, mi prescrive, su mia richiesta, il cortisone che mi fa perlomeno calmare la tosse e riesco a dormire un po’.

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Domenica 11 Ottobre: situazione stazionaria. Tosse e febbre, anche con picchi più di 38°, ancora presenti.

Lunedì 12 Ottobre: nessuno chiama. Allora mi attacco al telefono chiamo tutti i numeri possibili e immaginari, niente, tutti occupati o staccati. Non riesco neanche a parlare con il mio medico. Nel frattempo ancora tutti i sintomi presenti e ancora in isolamento. Da sottolineare che una volta fatta la richiesta di tampone dal medico non posso farlo da privato, in quanto non posso assolutamente uscire.

Martedì 13 Ottobre: mi sento meglio, la tosse è diminuita e la febbre al massimo 37.3. Nessuno mi ha ancora chiamata. Quindi riparto con le telefonate. Riesco finalmente a parlare con l’ufficio di Igiene dell’Usl che mi rimbalzano da un operatore a un altro fino a che non mi sento dire: “Signora, non possiamo farci nulla, la chiameranno ma non sappiamo quando. In genere ci vogliono 48 ore, senza contare però il Sabato e la Domenica, ma ora sono incasinati” (e certo il sabato e la domenica uno non può stare male). Spiego che non possono lasciare la gente a casa per chissà quanto, senza nemmeno essere visitata. Mi rispondono. “L’unica è chiamare il 118 se si sta male, così vengono a casa e la visitano”. Ma stiamo scherzando? Chiamo il 118 per un po’ di tosse e febbre? Mi rifiuto categoricamente. Hanno ben altro a cui pensare che visitare un’influenzata.

OGGI Mercoledì 14 Ottobre: una settimana dal primo sintomo. Nel frattempo sono quasi guarita, ma  NESSUNO MI HA ANCORA CHIAMATA. E sono prigioniera in casa fino all’esito del tampone che ancora mi devono prenotare.

UN CONSIGLIO: Non vi ammalate, non prendete la tosse, non fatevi venire la febbre o qualche altro sintomo influenzale perché non ne rileverete le gambe.

E NON VOGLIO AGGIUNGERE ALTRO CHE E’ MEGLIO.

Lettera firmata

PS. Giovedì 15 ottobre, mentre andiamo in stampa, la nostra lettrice sta sempre meglio, ma ancora non sa se e quando la visiteranno, se e quando le faranno il tampone.

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© Il Galletto Notizie del Mugello e della Val di Sieve dal 1986
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