Borgo San Lorenzo

Quando a Borgo tutti avevano un soprannome

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Il Pighero, Grassello, Tattone. Questi e tanti altri i soprannomi dei borghigiani che si tramandano da generazioni.

Non si creda che i “soprannomi” nascano con l’età moderna…non vi
stupisca il fatto che, nel 1100, in Toscana, a Firenze e nel Mugello,
per distinguere membri delle varie famiglie si usavano soprannomi. Se
qualcuno non aveva segni caratteristici per affibbiargli un “soprannome”
veniva chiamato dal paese di nascita: “Bonomi de Porta”, “Giovanni de
Plazza”, “Bonzio di San Rofillo” etc

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Ma assai più numerosi , che in genere venivano ereditati dai figli, quelli che
derivano da particolari abilità delle armi o in altri campi, o da
qualche avvenimento che ai concittadini era parso particolarmente
importante, ma anche da imperfezioni fisiche o da comportamenti:
Sordo, Ceco, Boccaccio,Bocalata Toniosus,Picculino,
Malabranchia,Malepiedi, Mozzepiedi (zoppo), Buccascimia, Occhio di
Ferro, Bujardo, Fariseo, Malconsiglio, Peccato, Scandalizzus, Rovinoso,
Malagonella, Malandrino, Batalia, Abbattimento scudo, Crullo (grullo)
Dormiente,Batimamme, Batistomaco, Savius, Cervello, Patriarca,
Buonafede,Cantopoco, Dolens, Trincavino, Malandrinus, …
Nel 1026 un notaio, invece di scrivere nel solito burocratese,
registrò la presenza e la testimonianza di un chierico. Martino, che si
era recato a Luco Mugello per un contratto e, contento per la
conclusione, scrisse queste rime con vergine entusiasmo e in un latino
“maccheronico”:
Qui Martinus bene canit,
ivi fuit et laudavit.
Tu, Martine, filie cantorum
hic fuisti Luco, quorum
mundus fulgit et piorum
cetus (gadet)supernorum.
Potrebbe essere questo Martino, designato come “figlio di cantori”, un
discendente di quel “cantor dulcissimus”, citato nelle carte dell’epoca,
della cui arte il mondo fiorentino di allora godeva e – scrive il
Davidsonh – anche ne_ “godevano i Santi e gli angeli del cielo”_
Quando, ragazzi, la nonna ci mandava a prendere due candele o un rotolo
di spago fine noi le domandavamo: “Da Pizzicorino?”…Se la nonna ci
avesse detto dal Nencetti saremmo rimasti lì a bocca aperta sospettando
che avesse perso il senno. Quando, la domenica pomeriggio, lo zio
“Angiolino” andava a fare la partita a briscola con gli amici andava al
Vaticano o da Toppero perché quel bar, dal quale partivano le corriere
,era frequentato dai “popolari” (ovvero dai membri del partito popolare
che poi diventerà la DC)…
Gigi di Tobia, a Sieve e Beppe d’Arcino in fondo al Corso, davanti al al
cinema ” Don Bosco”, erano i re del panino…
Molto famosi (e apprezzati) erano i dolciumi di Manovre (Bambi) –
bomboloni fritti il cui profumo faceva venire l’acquolina in bocca, duri
di menta, brigidini e croccanti, spiattellati su un marmo dove faceva
colare lo zucchero caldo sopra le mandorle – che piazzava il suo banco
fuori dal campo sportivo, in occasione di partite importanti, ma anche
fuori dai cimiteri il giorno dei morti o al mercato, il martedì, dove i
cantastorie, con le loro disturne, davano spettacolo allorché il Giubba
di Dicomano, che faceva la parte del padrone, rispondeva, in ottave,
alle provocazioni del venditore di lamette Ceccherini che faceva la
parte del contadino…oppure questionavano sulle donne, le “bionde” e le
“more”(_…della mia bionda guardalo il ritratto/ io co’ una mora un la
baratto”). _Poi tutto finiva al bar del Poggio accanto all’abete, con un
bicchier di vino, o con un “Americano” come solo Corallino (Ugo Ballini)
e, poi, Corallino junior (Mario) sapevano miscelare ….

Gli ortolani più famosi erano due : Ruzzolo (Piacenti) e il Tattone
(Pini) mentre in via del Corso c’era il Cassigoli ma che tutti
chiamavano il “Bazar” tanto che uno mi domandò se, per caso, quel
cognome (Bazar) non fosse di origine veneta…per non parlare poi di
Pallino, famosissimo, che aveva il bar in via del Corso (Aurelio
Barletti) e dell’altro Pallino, il fratello Luciano, che, invece, aveva
il bar in piazza Garibaldi…mentre nella squadra di calcio, ai miei
tempi, i soprannomi abbondavano : il Metro (Masi), Beppe del Soldato
(Berti), Grassello (Serafini) etc…
Negli anni Cinquanta, quando tutti ascoltavamo, la domenica dopo pranzo,
“I’ Grillo canterino” alla radio, tra i vari, divertentissimi
personaggi, (Iris e Amneris, i’ nonno di Casa Stianti….ovvero Wanda
Pasquini e Nella Barbieri, Rino Benini etc) ce n’era uno particolarmente
caratteristico : Gano (“Largo, o donne, passa Gano i’ Duro di San Frediano…o meglio, i’ Leone di via de’ Serragli…”, un giovanotto
spaccone, vestito alla moda, che raccontava, in un piacevolissimo
vernacolo fiorentino, le sue (immaginarie avventure) vantando la sua
supremazia di “Rubacuori” ma, alla fine, veniva sempre sopraffatto o
picchiato da qualche fidanzato focoso….per cui al povero Gano non
restava che giustificare la sua “debacle” :“…E mi buttò, con un cazzotto, per le terre..eh, me te lo rintoppo…me lo son fotografato nelle pupille visive..”
Ai miei tempi c’erano almeno tre giovanotti soprannominati Gano…uno
viaggiava con un libretto allora in voga: “Il Segretario galante”, dove
trovavi frasi d’amore approntate e bozze di lettere “galanti”, era Gino
e, ogni tanto, mi fermava per farmi leggere le sue lettere amorose
(“Dolores, cuore del mio cuore, anima dell’anima mia, quante volte ho chiesto al mio cuore un consiglio d’amore, quante volte ho sofferto per lei…”) chiedendomi anche un giudizio…
Ne ricordo alcuni dei soprannomi di persone che ho conosciuto perché ai
miei tempi, praticamente, tutti avevano un soprannome: “Moschino, Votabotti, Nene, Nena, Toppine, Granchio, Pecora, Sciabolino, Maschero, Divo, Pintone, Moscero, Cicala, Abissino, Martimbuti, Pisello, Gano, Bestetti, Moschino, Bardencole, Pisello, Buttallaria, Cirineo, Rubacuori, Chione, Rullino, Poppa, Fighetto, Giuda, Preghiera, Seme, Zibibbo, Tore, Lee, Niccole, Pighero, Baffo di Zingo, Nicci,Nave, Paolone, Marmarica, Girino, Vandeano…
Se questi erano i miei tempi, non diversi erano quelli precedenti…dei
miei nonni e dei miei genitori…_ _
Ma lascio la parola a un raffinato e colto scrittore borghigiano Mons.
Carlo Celso Calzolai , deceduto tanti anni fa, che io consideravo e
considero tuttavia il “cantore” del “mio” Borgo che – nel suo
impareggiabile “Borgo San Lorenzo nel Mugello” (Ed. LEF 1974) – ci fa un
quadro, con magistrali pennellate, delle figure caratteristiche e dei
soprannomi di Borgo…quelli di di un’altra epoca quando, addirittura,
il cognome sembrava non esistere :
“…In questo istante sembra di risentire la voce della Moggina che annunzia le pere cotte e quelle del Ciaccheri e di Ciabarrino che fanno reclame ai loro gelati gustosi…Ma come non pensare a Nene il ciabattino del Canto? Anticlericale nell’ossa, alla vista di una tonaca montava su tutte le furie. “Buttali in conca!”, era la frase che gridava dietro ai preti . In verità, cascò lui in conca e, disgrazia o ironia della sorte, ne portò le conseguenze per tutta la vita.
_Chi passava per il corso doveva far sosta da Gianni di Prospero, lo
stagnino…sapeva far di tutto e la sua bottega era un emporio.
D’estate, per le domeniche e per le feste,Gianni faceva il gelato. Lo
girava a mano in quelle caratteristiche sorbettiere ereditate dai suoi

vecchi. Era squisitissimo, inimitabile._
Carlino del Barlettino aveva dell’arselle buonissime e delle triglie profumate; chi voleva del prosciutto coi fiocchi ricorreva a Baffo, sotto la Torraccia; nessuno, in paese, aveva baccalà e ceci come Berto del Rossino e le rape della Pochina erano particolari…
Dai Solleciti e da Beppe di Gustavo, gli arrosti erano il piatto forte…Un’altra figura paesana, carica di simpatia e di calore, fu il Nicci sagrestano. Faceva anche le casse da morto, accomodava, vestiva i defunti…In chiesa, la sua voce guidava quella dei fedeli…
Care figure, care oneste persone questi nostri borghigiani che si contentavano del bastante a scampare la vita ! “
Tanto per abbellire dirò che anche la casata di Mons.
Calzolai aveva un suo soprannome “Pucce”; lo stesso di chi scrive, il più
piccolo in famiglia, coccolato e viziato, veniva chiamato in casa e
dalla maestra con un vezzeggiativo: “Pucci”…e Pucci è rimasto… anche
se il sottoscritto è devoto al suo Santo: Giuseppe il Padre putativo di
Gesù, il Custode della Sacra Famiglia…e il protettore della buona
morte…e un’altra curiosità “I’ Picchero” fu il soprannome dell’eroico
borghigiano che, nelle Insorgenze del 1799, fu uno dei capi degli
“Insorgenti antigiacobini borghigiani” che abbatterono l’albero delle
(false) libertà e cacciarono i francesi invasori (i “Nuvoloni” dai loro
editti liberticidi che iniziavano con “Nous voulons…ovvero noi ordiniamo”) issando l’immagine venerata della Madonna del Conforto, di
fronte al Palazzo Podestarile.
PUCCI CIPRIANI

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© Il Galletto Notizie del Mugello e della Val di Sieve dal 1986
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