Villa di Jacopo

Rufina – Come dare sostegno a un disabile: lui rinchiuso, la sua casa in rovina

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Una legge nata male sta provocando disastri intorno a disabili e anziani malati. Il silenzio degli amministratori non può durare.

 

Qualche settimana fa abbiamo pubblicato la lettera di un gruppo di amici di Giuliana Magnolfi di Scarperia (leggi qui). Giuliana è un persona fragile, anziana e con problemi di salute. Abitava da sola nel centro di Scarperia. Un gruppo di amici si prendeva cura di lei, andavano a trovarla, cercavano di non farle mancare nulla. Poi qualcuno ha deciso che non bastava e che Giuliana non poteva andare avanti così. E’ stato nominato un amministratore di sostegno che si prendesse cura di lei e dei suoi beni in modo professionale. Da quel giorno Giuliana prima è finita in ospedale e poi al ricovero. Quei pochi mobili che aveva sono spariti e i vestiti anche. Speriamo che qualcuno c’abbia pensato, ma quando è entrata al ricovero non aveva vestiti estivi e a casa sua il cambio non c’era più e forse porta ancora la camiciola di lana.

Quando abbiamo raccontato la sua storia sul giornale e sul nostro sito ci sono arrivate tante segnalazioni di vicende, accadute o che stanno accadendo anche in Mugello, con  lo stesso copione. Protagonista, accanto al disabile o al malato, è sempre lui: l’amministratore di sostegno, che appunto, dovrebbe sostenere la salute, la vita e i beni materiali della persona in difficoltà. Chi è e cosa fa lo spieghiamo in un altro articolo (leggi qui). Purtroppo, e sta avvenendo in tutta Italia, stiamo assistendo ad abusi o ad abbandono e noncuranza.

 

Oggi raccontiamo la storia di Jacopo. Abitava alla Rufina in una bella villa in Via di Masseto. Vanna, la mamma, ha dedicato la sua vita al figlio down. Ha chiesto aiuto a un operatore, Roberto, che era riuscito a contenere le crisi di autolesionismo di Jacopo, a farlo lavorare nei campi intorno alla villa. Vanna aveva anche dato vita a una fondazione che ha ancora sede nella grande casa di Via di Masseto per aiutare altre famiglie con disabili.

Ma non è bastato; l’assistenza di Roberto non era “ortodossa”. Sono arrivati gli psichiatri col bollino e i carabinieri e naturalmente lui: l’amministratore di sostegno; un avvocato, né parente, né amico della famiglia, solo un professionista nominato dal giudice per il quale, forse, Jacopo è uno come tanti altri da “amministrare e sostenere”.

 

Risultato: Jacopo rinchiuso in una struttura, mamma Vanna morta di crepacuore dopo pochi mesi.

 

Della storia, come di quelle di altri disabili affidati agli amministratori di sostegno, se ne sono occupate anche le Iene. Hanno intervistato Roberto che ha parlato di questa legge, nata con le migliori intenzioni, ma che ha, di fatto, trasformato l’amministratore di sostegno in un dominus, che tutto può fare e spesso niente fa e nella peggiore delle ipotesi fa solo il proprio interesse e non quello dell’assistito.

 

Ha anche il potere di allontanare dal disabile tutti coloro che gli vogliono bene e se ne prendono cura. Mamma Vanna, prima di morire, poteva vedere Jacopo solo una volta ogni 15 giorni. «Questa si è rivelata una legge scellerata – prosegue Robertolo abbiamo denunciato con gruppi e associazioni che si occupano di disabili. Abbiamo incontrato il Deputato che l’ha promossa, che ha riconosciuto che così non va e sta cercando di farla modificare. Ma ancora regna l’amministratore di sostegno e oggi la bella villa di Vanna e Jacopo alla Rufina va in rovina».

 

Come si vede dalle foto nessuno si è preoccupato di togliere l’albero caduto davanti al cancello, cancello che è chiuso solo da un pezzo di gomma e chiunque può entrare a piacimento.

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Cancello Villa di Jacopo

Cancello Villa di Jacopo

Accanto alla villa, con gli intonaci che cadono, ci sono ancora delle auto che sembrano abbandonate. Forse appartenevano alla “Fondazione Jacopo Onlus”. Ma chi se ne doveva prender cura, delle auto, della casa e della Fondazione, non sembra proprio se ne sia curato. E Jacopo non può far niente, non perché è down, ma perché gli è stato nominato un amministratore di sostegno.

C’è una legge da cambiare e quel Deputato che ha riconosciuto il proprio errore e vuole rimediarvi dovrebbe ricevere sostegno da tutti coloro che sono direttamente interessanti; associazioni di disabili e operatori del settore, responsabili di strutture per anziani e di aiuto alle persone in difficoltà, amministratori locali, giudici.

 

Dal Mugello, dove, a quanto sembra, quello di Giuliana non è un caso isolato, potrebbe arrivare la richiesta e il sostegno dei Comuni e della Società della Salute a intervenire su questa legge nata male.

 

Abbiamo provato a sentire amministratori locali  e responsabili di strutture d’assistenza. Preferiscono restare in silenzio, non prendere posizione, per loro il problema sembra non esistere.

 

In Mugello sappiamo bene cosa può accadere quando, per convenienza o per accidia, si mette la testa sotto la sabbia. Specie quando si tratta di minori o di disabili. (Pietro Mercatali)

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© Il Galletto Notizie del Mugello e della Val di Sieve dal 1986
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