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Sabato e domenica. La festa dei caseifici mugellani. Una bella storia di pastori

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Negli anni 60 del 1900,all’epoca del boom economico, molti poderi e case coloniche in Mugello, in media montagna e collina, furono lasciate dai contadini, per le condizioni di vita disagiate, mancanza o scarsità  di acqua potabile che doveva essere tirata su dal pozzo, o presa alla sorgente talvolta  distante da casa, mancanza di servizi igienici, il gabinetto era una fossa esterna con un asse chiuso da un casotto di legno, poi furono costruiti i gabinetti esterni  cosiddetti granducali, mancanza della luce elettrica; difficoltà a raggiungere le scuole elementari, per mancanza di strade.

 

Il programma di elettrificazione rurale fu sviluppato dopo il 1957 dal consorzio di Bonifica Montana del Mugello e Val di Sieve, in seguito alla legge sulla montagna n. 991 del 1952,con la SELT Valdarno, poi dal 1962in seguito alla nazionalizzazione dell’energia elettrica, ENEL, così come gli acquedotti rurali e le strade.

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La città di Firenze, soprattutto l’edilizia, e le nascenti  fabbriche stavano chiamando forza lavoro, manovali, operai per la ricostruzione e lo sviluppo di nuove zone come Novoli o Sesto fiorentino, -alcuni boscaioli e carbonai  delle Salaiole che fornivano legna e fascine alle Fornaci Brunori andarono a Sesto F.no a lavorare alla fabbrica della Ginori– in fabbriche dell’Osmannoro  o di Scandicci.

 

Nel 1968-72 fu addirittura progettata una nuova strada che dalla via Bolognese passava nella valle del Carlone per raggiungere Calenzano e permettere agli operai del Mugello di andare al lavoro e tornare a casa la sera senza dover raggiungere P.za Stazione con la SITA e poi la zona industriale dell’Osmannoro e di Calenzano. Anche la costruzione dell’autostrada del sole attrasse forza lavoro dalle vicine campagne di Barberino del Mugello, che in seguito attirò investimenti nelle fabbriche la principale delle quali fu la Rifle che inviava i suoi pantaloni Blue Jeans (Jeans  significa Genova in slang americano, dal tessuto delle vele che si produceva a Genova e che un sarto italiano ebbe l’idea di tingere in blu),in Russia su un vagone dello scalo merci riservato della stazione di Borgo San Lorenzo nel 1980.

 

In seguito allo spopolamento delle campagne i poderi rimasti vuoti furono ripopolati dai pastori sardi che trovavano in Mugello pascoli migliori che in Sardegna ed anche condizioni di vita migliori, contribuendo al mantenimento del territorio, così come del resto nella maremma senese e grossetana. Alcuni andarono a Barberino di Mugello, altri a Polcanto.

 

La famiglia Farina arrivò così in Mugello a San Cresci in Valcava, con Salvatore ed i suoi tre figli uno dei quali ebbe dal padre il podere “Sasso” che ha trasformato negli anni nell’azienda “Il Sasso” con ovini e caseificio contribuendo al mantenimento del territorio e dei luoghi, dove iniziò il cristianesimo in Mugello ad opera di San Cresci, che battezzò  Panfila che lo aveva ospitato in casa sua ed il figlio Cebon e fu martirizzato dai soldati romani con il taglio della testa mentre  Enzio e Onione furono flagellati a morte, dove sorge la pieve Romanica di San Cresci purtroppo distrutta dal terremoto del 1919 e ricostruita senza il suo portico.

 

Cordiali saluti,

 

Prof. Luciano Cavasicci

 

Ecco la locandina della Festa.

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© Il Galletto Notizie del Mugello e della Val di Sieve dal 1986
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