1939 - Monumento del carro armato (1)

Sasso di San Zanobi – Il Monumento del Carro Armato

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di Fabrizio Scheggi

 

L’amico Gabriele Lelli è come me un appassionato di storia locale, ed è talmente giovane che mi commuovo sinceramente per questo suo interesse condiviso. E’ riuscito persino ad accendere in cuor mio una piccola luce di speranza, quella che venga conservato dalle generazioni future il rispetto e la conoscenza del nostro incredibile passato. Gabriele è poi bravissimo nello spiegare con parole semplici e giuste i fatti storici locali ed è oltretutto autore di interessanti filmati e ricerche. Ed è proprio lui che mi ha ricordato la storia di un monumento fascista ora scomparso, una storia talmente interessante che mi è sembrato doveroso riproporla in queste righe, anche se parla di un periodo discusso e che molti preferiscono dimenticare. Ma con la storia non si fa così.

 

Sasso di San Zanobi - foto d'epoca

Sasso di San Zanobi – foto d’epoca

Dovete sapere che la zona dell’Appennino al confine tra Romagna e Toscana fu nell’anno 1934 teatro di grandi manovre militari, seguite personalmente da Mussolini e dal re. Le terre destinate a eterne esercitazioni furono soprattutto quelle vicino al Sasso di San Zanobi, tanto che mi ricordo ancora benissimo i reticolati con i divieti d’accesso “militari” che mi trovavo davanti quando frequentavo queste impervie zone verso il 1970. Ed è una vera e propria contraddizione pensare a luoghi così pacifici e silenziosi (qui San Zanobi sconfisse addirittura il diavolo o almeno così si dice) dove si ragiona ancora a misura d’uomo e con valori tradizionali, diventate a lungo teatro di simulazioni guerresche. Ma tant’è!

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Durante queste esercitazioni del 1934 in altura, una tragedia; un piccolo aereo da ricognizione precipitò in località Tre Poggioli dopo aver urtato il cavo di un pallone frenato e il pilota, capitano Nicola D’Amico del 5° Stormo d’assalto, perse la vita. Alla fine di tutto Mussolini tenne il 24 agosto 1934 il suo Gran Rapporto davanti a tremila ufficiali schierati; nel discorso, meglio conosciuto come il “Preludio della Nazione Armata” o più popolarmente “discorso del carro armato”, il Duce rivendicò il ruolo delle Forze Armate affermando che “La Nazione deve esser pronta alla guerra, non domani ma oggi”. Mai parole furono, purtroppo, più profetiche. E poi ci fanno credere che Mussolini di fronte alla guerra voleva rimanere neutrale, a me sembra invece che fosse pronto da anni, “fez” e pelata compresa, a imboccare la cattiva strada e menar le mani. Comunque sia, al termine delle esercitazioni in Alto Mugello, vera dimostrazione di forza del regime, ci furono a Bologna parate e celebrazioni, simulazioni di attacchi, prove di oscuramento e protezione antiaerea con grande spiegamento di uomini e mezzi.

 

Pochi mesi dopo la scena si sposta nuovamente nel nostro Alto Mugello ai Tre Poggioli dove fu inaugurato con solenne cerimonia un monumento in onore del capitano D’Amico sul punto dove questi aveva perso tragicamente la vita. Luogo, questo sull’Appennino, direi significativo anche per altri motivi; chiamato Tre Poggioli per i suoi tre rilievi allineati come un balcone sulla valle, rappresenta la linea di confine regionale tra Toscana e Romagna a 800-900 metri d’altezza. Inoltre, era convinzione comune all’epoca che di lì passasse in antico la presunta Flaminia Minor o Flaminia Militare, l’antica strada romana di cui non si era persa ancora memoria, e voi sapete quanto il Duce tenesse a qualsiasi cosa che odorasse di antica Roma e di fascio littorio!

 

1939 - Monumento del carro armato (2)

1939 – Monumento del carro armato (2)

Detto ciò, si comprende pure la scelta di cinque anni dopo quando fu deciso di inaugurare proprio negli stessi luoghi una stele commemorativa del predetto “discorso del carro armato” (27 agosto 1939). Il monumento, deciso dagli uomini della Decima Legio, fedelissimi fascisti emiliani della prim’ora protagonisti nella Marcia su Roma, era a dir poco impressionante. Rappresentava un carro armato di sasso sormontato da un fascio littorio alto circa 16 metri, uno per ogni anno già trascorso della “trionfale” era fascista. Ideato dal prof. Ruffini e dall’ing. Stanzani, era dunque alto come un palazzo di cinque piani, direi quasi come una di quelle pale eoliche tanto di moda oggi! Ma quella solenne inaugurazione portò malissimo; appena quattro giorni dopo scoppiò la seconda guerra mondiale. Come mi ha mostrato il mio amico Gabriele, queste storie sono raccontate anche nei retorici filmati dell’Istituto Luce.

 

 

 

 

 

 

 

L’insolito e grandioso monumento rimase lì sul poggio a testimoniare grandezze e miserie del fascismo, finché fu fatto saltare dai partigiani locali negli ultimi mesi del 1944. La carica di esplosivo piazzata con rabbia era, però, talmente esagerata che distrusse anche la vicina stele del povero capitano D’Amico e che verrà ricostruita solo nel 2005, ben cinquant’anni dopo.

E per finire, volete per caso sapere cosa è rimasto oggi di quell’enorme monumento-stele fascista? Ruderi di una base in calcestruzzo destinata all’oblio degli uomini e a scomparire tra l’erba della montagna.

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