Ismaello Ismaelli, detto Nello

Tra storia e cronaca – Il fascismo, le leghe bianche, Ismaello Ismaelli e Giovanni Sitrialli

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Paolo Casati, poeta, scrittore e amico, racconta la vita di Ismaello Ismaelli, il “vecchione leggendario” e fondatore delle Leghe bianche del Mugello. Nel dattiloscritto “Ministoria delle Leghe bianche: sindacato del P.P.I negli anni 20, Ismaello Ismaelli detto Nello capolega, la Resistenza, Casa d’Erci eccetera”, con uno stile d’altri tempi, a tratti antiquato, ma asciutto ed espressivo, Casati ci lascia un documento inestimabile. Dalle sue parole, anche in stretto toscano, emergono vividamente le immagini e le sensazioni del Mugello di quell’epoca.

 

Aquile Randagie

Aquile Randagie

“Molti altri misfatti furono compiuti. Ne citerò uno per tutti: Pierino Delpiano, un giovane dei circoli cattolici a Verona fu ucciso da marsisti sulla scalinata d’una Chiesa con la bandiera in mano.

 

Ma ben presto dovemmo accorgerci che le insidie venivano anche da un’altra sponda purtroppo, e nonostante che i nuovi artefici fossero contro tutti i poveri, pareva che trovassero più gusto a picchiare i popolari, forse perch’eran gente più mite e meno vendicativa di altri pregiudicati.

 

Ma intanto i lupi stavano per diventare neri e in Mugello avemmo la più sconcertante prova della loro spudorataggine aggressiva, quando a Fagna uccisero il giorno 10 dicembre 1920 il colono mezadro Giovanni Sitrialli della fattoria di Lutiano Borgo San Lorenzo dei signori Maganzi Baldini, molti di campagna non sapevamo ancora chi fossero i fascisti, perciò il primo assassinio in terra mugellana da parte di quelle nefaste squadre, ci demoralizzò enormemente.

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Lo disse la sera il guardia del Frescobaldi a mi padre, sottovoce e commosso; era quasi buio ed io non avea capito altro che il babbo si era turbato molto, c’era anche Beppe di Tompaoli ad aiutarci a seminare, un ragazzo di due anni minore di me. Probabilmente il babbo lo avea detto alla mamma, perché mentre noi ragazzi facemmo buona festa alla minestra con i fagioli e anche alle noci, il babbo mangiò poco e parlò meno, la mamma non gli disse nulla, ma fece qualche sospirone e sgridò i più piccoli con meno pazienza del solito e contrariamente alla loro volontà, li menò a letto più presto e s’indugiò in camera. Nel frattempo arrivò Tonci, un camporaiolo, e Tompaoli il sensale che venivano spesso a passare un’ora col babbo e spesso giocavano al terzilio, ma quella sera erano di ben altro umore.

 

Il sensale era stato in Pianvallico per una sensaleria, raccontò che quattro uomini armati su un camioncino venendo da Firenze per le Croci di Barberino che facevano toglier le bandiere, aveano ucciso il contadino con un colpo di pistola in fronte. Allora capimmo perché gli uomini erano ‘sì compunti e sconsolati. La mamma scese mettendosi a sparecchiare senza far parola. Gli uomini parlavano sommessi intercalando improperi alle parole. Ad un certo punto la mamma fu chiamata in causa, non ricordo con quali parole, e non rispose subito, poi con una mano appoggiata alla spalla del babbo, dopo un sospirone si espresse così: “Queste agitazioni l’ho accettate con speranza, perché penso vu abbia ragione, ma se dee dipendere da i’ bon core di que’ porconi de’ signori vu gnene potete cantar anche ‘n turco, tant’un v’intendano l’istesso. Sarà  meglio vu ci ripensi bene e specie noi con un branco di figlioli, perché quegli i’quattrini gli danno più volentieri agl’assassini che a’ poeri!”

 

(estratto dal capitolo 8, “Le insidie rosse e nere”) (a cura di MDP)

 

*Si ringrazia l’amico Giacomo Alpigiani per averci prestato il dattiloscritto che conserva come una reliquia.

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© Il Galletto Notizie del Mugello e della Val di Sieve dal 1986
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