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Un racconto su… “Luoghi di culto Etrusco sull’Appennino”

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A cura di Rinaldo Ontanetti: “Quando visitai la prima volta Moscheta, la trovai come un insieme tra misteri e spiritualità e trovandomi lì compresi perché..”

 

 

 

 

 

 

Pubblichiamo il racconto integrale di Rinaldo Ontanetti su “Luoghi di culto Etrusco sull’Appennino”: informazioni, ricordi storici, esperienze personali. Buona lettura! “L’origine o la provenienza del popolo Etrusco è ancora oggetto di varie ipotesi. Gli etruschi furono un popolo dai vari aspetti: guerrieri, agricoltori, bonificatori, pastori, urbanisti, legislatori, minatori e fonditori di metalli, pratica nella quale divennero artisti; si distinsero nella scultura così come nella ceramica e terre cotte. Erano amanti del buon vivere, con forti sentimenti religiosi e del culto dei morti. Questo popolo dominò per cinque secoli il Lazio, la Toscana, compreso l’arcipelago, la Sardegna, la Corsica, la Liguria, l’Emilia Romagna e la Val Padana fino alle zone prossime a Milano. Geograficamente nacquero tre Etrurie: l’Etruria, L’Etruria Campana e l’Etruria Circumpadana che vennero divise in Lucomonie con dodici città di cui una capitale con Lucomone (Principe). Il Mugello aveva come capitale Fiesole. I loro commerci si svilupparono notevolmente, fondarono molti porti, tra cui Spina e Rimini e fecero suo il porto greco di Adria. Quando le colonie greche di Sicilia ostacolarono le vie del mare nel Mediterraneo, impedendo i commerci verso l’Oriente, gli etruschi si servirono dei porti di Adria, Spina e Rimini. Questo determinò i passaggi dall’Appennino, dove, tra l’altro, esistevano anche alcune strade militari. Tracciarono nuove strade in zone dove era più facile lo scavalcamento dell’Appennino, allargando e aumentando il reticolo di piccole strade e sentieri, sia verticalmente che orizzontalmente. Fiesole partecipò a quanto fu realizzato sul nostro Appenino. Nel nuovo contesto viario non potevano mancare le “Stipe” che erano santuari all’aperto dove gli etruschi veneravano i loro Dei. Per la realizzazione di queste opere gli etruschi sceglievano zone vicino a delle fonti, ma se c’era ‘opportunità, privilegiavano le zone con laghi o laghetti in quota ritenendo le loro acque ancora più pure. Oltre duemila anni fa, sulla dorsale appenninica, laghi e laghetti erano frequenti e la scelta verteva su quelli più lontani, ma non troppo, dalle vie commerciali; alcuni erano raggiungibili da più percorsi o valichi. Tenuto conto della morfologia del territorio, le distanze oscillavano poco tra di loro, i ritrovamenti archeologici ne sono testimonianza: Lago di Bracciano – Montese Prov. di Modena; Monteacuto Ragazza – Prov. di Bologna; Monte Bibele – Com. Monterezio – Prov. di Bologna; Albagino zona laghi- Comune di Firenzuola (FI); Lago degli idoli – Falterona – Prov. di Arezzo. In questi luoghi esistevano laghi ad oggi orami prosciugati, salvo Albagino e il Lago degli idoli dove permangono piccole quantità di acqua. Tutte queste zone sono in quota e in località non troppo distanti da i passi appenninici. Ciò che li differenzia è la distanza tra Albagino e il Lago degli Idoli, un vuoto incomprendibile considerando che la capitale era Fiesole, con i suoi commerci e con insediamenti di sua appartenenza esistenti nel Mugello. Per riempire il vuoto e armonizzare le distanze tra i santuari, avanzo l’ipotesi che nel nostro appennino siano esistiti altri due luoghi di culto etrusco. Dopo aver esaminato le carte, controllato le altitudini ed effettuato ricognizioni in loco, avanzo due probabili nomi: Badia di Moscheta e Pian di Lago. BADIA DI MOSCHETA Quando visitai la prima volta Moscheta, la trovai come un insieme tra misteri e spiritualità e trovandomi lì compresi perché San Giovanni nel 1034 vi fondò un monastero. Erano i tempi in cui nell’alto Mugello restavano zone da cristianizzare e il modo più semplice era occupare con manufatti o con una croce il luogo dove i non cristiani si riunivano. Oggi Moscheta è cambiata, forse troppo, perdendo il suo fascino di mistero e spiritualità. PIAN DI LAGO-Giogo di Villore-VICCHIO Il sito non si presenta come si potrebbe evincere dal nome, ma ha una forma concava che riconduce ad un probabile letto di un lago, di piccole dimensioni, che nel tempo si è prosciugato. Inoltre in questa zona si ha il fenomeno di piccoli geyser, ovvero sfiati di aria calda, che si possono ben individuare quando il sito è ricoperto dalla neve. Concludendo, un lago in quota e bolle di acqua calda sono due fattori importanti per farci un santuario all’aperto. Da non trascurare che lo si poteva raggiungere dalla Valle e da percorsi di collegamento trasversali. Le ipotesi espresse, trovassero basi concrete, avallerebbero l’esistenza di una linea continuativa della devozione religiosa degli etruschi, nell’arco dell’Appennino tra Montese al Falterona. D’altronde il nostro appennino, nei millenni, è stato linea di frontiera tra popoli e nazioni. Alcuni esempi: Etruschi contri Liguri Magelli, Etruschi contro gli Umbri, Romani contro i popoli gotici delle invasioni barbariche e in ultimo la “Linea Gotica” gli eserciti alleati contro i nazifascisti”.

Rinaldo Ontanetti

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© Il Galletto Notizie del Mugello e della Val di Sieve dal 1986
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