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Vaglia – “Multiutility: No grazie. Faccio il Sindaco”

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Il sindaco di Vaglia, Leonardo Borchi, esprime la propria contrarietà alla creazione di una Multiutility toscana.

 

Leonardo Borchi Sindaco di Vaglia, in molte occasioni critico verso l’affidamento dei servizi pubblici alle holding pubblico-privato, si unisce all’elenco dei NO, che stiamo registrando tra politici e amministratori mugellani, alla creazione di una Multiutility toscana che gestisca tutti i servizi pubblici dall’acqua al gas, dalla luce ai rifiuti.

«In questi ultimi mesi si parla sempre più insistentemente di varare una holding toscana, una società multiutility. – scrive Borchi – Una società che metta insieme le maggiori imprese toscane che trattano energia, rifiuti, sistema integrato acqua-depurazione.

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Nomi e cognomi: ALIA Spa, Publiacqua Spa, Consiag Spa, forse Estra Spa e/o ToscanaEnergia Spa, che però, se pur con un portafoglio in mano ai comuni toscani  è controllata da ITALGAS (vedi Torino).

 

Chi la spinge questa holding? Comune di Firenze, di Prato e di Empoli.

 

I maggiori azionisti delle società di cui sopra. Perché?

 

Per avere in Toscana una società che possa competere con gruppi del tipo di Hera e IREN (Emilia), A2A (Lombardia).

 

Per fare che cosa?

 

Per poter essere competitivi sul mercato ed aggiudicarsi le commesse su scala regionale e nazionale, guardando anche all’estero.

 

Con che vantaggi?

 

Con il vantaggio di avere in Toscana una società che capitalizza ricchezza, che gestisce i servizi essenziali con la testa nella regione stessa. Una società che, se decolla, ridistribuisce utili alle amministrazioni comunali.

 

Allora perché non essere della partita?

 

Vi spiego il mio punto di vista.

 

Il primo passaggio indicato dai grandi comuni per arrivare alla multiutility: rientrare in possesso da parte degli azionisti pubblici, i comuni, delle quote in Publiacqua che ora sono al 40% del socio privato. Acque Blu Fiorentine (vedi Acea Roma). Liquidare però il socio privato, possibilmente prima della scadenza, 2024, della convenzione tra Publiacqua ed il consorzio dei comuni della Toscana centrale, che gestisce il servizio idrico integrato (ATI), occorrono circa 130/140 milioni di €.

 

I comuni, in questo caso sta per i grandi comuni, questi milioni non li vogliono tirare fuori di tasca propria. Potrebbero anche indebitarsi con le banche: Publiacqua è una società fiorente e sarebbe possibile. Meglio però cercarli altrove. In borsa. Ecco che allora strumentalmente si dà origine ad una NewCo, una nuova compagnia, che assemblando, questo è l’obiettivo, le quote dei comuni più grossi, di Consiag Spa, che detiene il 26,5% delle azioni di Publiacqua, con qualche altro piccolo-medio comune, arrivando ad avere la maggioranza si profila la quotazione in borsa.

 

E la cosiddetta impropriamente “ripublicizzazione dell’acqua”, voluta con referendum dagli italiani nel 2011 e tanto sbandierata ancor oggi, sui media, dai sindaci di Firenze e Prato? Che fine farà?

 

Va in cavalleria. Dopo non ci sarà più nemmeno la foglia di fico delle roboanti dichiarazioni.

 

Oggi, come sindaco, formalmente se voglio chiedere un investimento sull’acquedotto devo passare dall’assemblea dell’AIT, che, mettendo insieme le richieste di tutti gli altri 50 comuni del consorzio, le esigenze dei vari gestori, forse trasferirà operativamente la mia richiesta.

 

Teoricamente io sindaco non dovrei essere un interlocutore con il gestore del mio comune, Publiacqua.

 

In realtà, con i funzionari ed i dipendenti della società, a loro onore, direi sempre disponibili a collaborare, ci sentiamo normalmente. Più spesso quando ci sono problemi.

 

Comunque i sindaci dei piccoli comuni non hanno voce in capitolo: in Publiacqua comandano sempre i soliti.

 

Con la NewCo e la quotazione in borsa i rapporti tra i sindaci ed il gestore Publiacqua si sfilacceranno sempre di più.

 

Ma vi rendete conto come fa una società per azioni, che nasce per fare profitto, come Publiacqua del resto, se per di più è determinata dalle variazioni di borsa, a fare gli interessi pubblici e delle comunità?

 

Inoltre se il comune ha in quella società dei capitali, soldi dei contribuenti, come può rischiare che la borsa glieli bruci?

 

L’acqua è sì o no un bene essenziale che deve essere estraneo alle dinamiche di mercato?

 

Io dico di sì.

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Questa è la prima e più evidente ragione per cui il Comune di Vaglia non entrerà nella NewCO.

 

Ma ce ne è un’altra forse ancora più importante. Sicuramente più fondamentale.

 

Come sindaco ho un mandato dai miei concittadini per amministrare la cosa pubblica. Per far funzionare i servizi: scuola, strade, giardini, cimiteri, sicurezza…Per far ciò, ho a mia disposizione sostanzialmente due strade: svolgere i servizi in economia, con mezzi e personale proprio, oppure appaltarli a terzi. Quando si sceglie questa seconda opzione, l’affidatario deve svolgere il suo compito con efficacia ed economicità. Io sindaco sono contento se soddisfo i miei concittadini nei loro bisogni, facendoli pagare il meno possibile.

 

La scelta dell’affidatario (gestore) è quindi importante e questa è senz’altro ben fatta se l’Amministrazione si orienta secondo i criteri suesposti. Se però io sindaco ho una collusione con il gestore, ho un bel gruzzolo di azioni nella società, oltre a far quadrare i conti per il comune, ho anche un interesse diretto che la società produca profitto che si concretizza in utili per le casse comunali: ci vedo un conflitto di interessi.

 

Nel voler poi che i comuni, i grandi comuni, controllino le società, ci vedo quella smania della politica di mettere le mani sull’economia. Di ricoprire, magari dopo che si è avuto ruoli politici, anche quei posti di potere manageriali. “Tanto dopo che ho fatto il sindaco vado a fare l’amministratore delegato della Spa…Guadagno tanto di più!

 

Per farla breve: i sindaci è bene che facciano i sindaci, amministrino al meglio i propri comuni e lascino fare le società, gestori dei servizi, agli imprenditori. Il sindaco-imprenditore mi suona stonato».

 

Il Sindaco Leonardo Borchi

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